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December 30 forche caudine n4Nuovo numero de LE FORCHE CAUDINE SALVE A TUTTI, ECCOCI DI NUOVO QUI PUNTUALI, COME OGNI DOMENICA, AD AGGIORNARE IL NOSTRO GIORNALE - BLOG ON LINE QUELLO DI OGGI E' UN NUMERO SPECIALE, NON SOLO PERCHE' AFFRONTA UN ARGOMENTO DI CUI NON AVREMMO MAI VOLUTO PARLARE, CIOE' L'ASSASSINIO INFAME DI BENAZIR BHUTTO, PROGETTATO E COMPIUTO DA PERSONE ALTRETTANTO INFAMI, MA ANCHE PERCHE' E' L'ULTIMO NUMERO DEL 2007. SE NE STA ANDANDO, DUNQUE, UN ALTRO ANNO, DIFFICILE, COSTELLATO DI EVENTI SPIACEVOLI E DRAMMATICI SIA SUL PIANO NAZIONALE CHE INTERNAZIONALE. VORREMMO QUINDI SALUTARE I NOSTRI AMICI CON L'AUGURIO E L'AUSPICIO CHE IL NUOVO ANN0 2008 POSSA ESSERE FORIERO DI GIOIA E SODDISFAZIONI, SUL PIANO PERSONALE E FAMILIARE, E POSSA ESSERE PIU' TRANQUILLO E SERENO ANCHE SUL PIANO NAZIONALE ED INTERNAZIONALE. IN QUESTO NUMERO (SUDDIVISO IN DUE PARTI PER RAGIONI DI IMPAGINAZIONE) TROVERETE: 1) La nuova Italia di Prodi 2) Musica: nota sul jazzista Danilo Rea 3) Lettura: "Una felicità paradossale. Sulla società dell'iperconsumismo 4) Pakistan (e Casa Bianca) nel caos: muore Benazir Bhutto 5) Le radici della democrazia occidentale: Atene (parte prima)
LA NUOVA ITALIA DI PRODI
E’ di questi giorni l’aspra polemica emersa tra l’on. Dini ed il primo ministro Romano Prodi. Qual è l’oggetto del contendere? …… Come direbbe Totò, a nostro modo di vedere, solo pinzellacchere, quisquilie, cicerchie ! Questioni politiche che hanno una valenza pari al cosiddetto conto del cece, che poco hanno a che fare con i reali e quotidiani problemi della gente comune, o con ciò che, sul piano economico, occupazionale, sociale, etc, sta sforzandosi di fare questo governo, dobbiamo dire, con risultati abbastanza soddisfacenti. Prodi sostiene di non comprendere la posizione di Dini che lo accusa di fare solo annunci sulla ripresa economica, sulla ripresa dell’occupazione, e sui risultati che – seppur enfatizzati, sarebbero stati conseguiti solo in minima parte. Dini minaccia Prodi. E’ pronto a costituire un gruppo parlamentare con l’apporto di Forza Italia, ed è pronto anche, in una prossima eventuale verifica parlamentare sulla fiducia al governo, prevista per gennaio, a sfiduciare il professore in senato. Che c’è di concreto nelle blande accuse di Dini nei confronti del Presidente del Consiglio? Egli sostiene che i dati sulla ripresa economica non siano quelli annunciati da Prodi, bensì essi vadano verso il basso e non in una direzione di ripresa. Ed anche sul fronte occupazionale non vi sarebbe stata alcuna crescita – sostiene Dini, che continua dichiarando che Prodi ostenta ottimismo e fa soltanto comizi. Ma veniamo, a questo punto, ai dati reali:
DEFICIT Il 2007 si chiuderà con un rapporto deficit/Pil intorno al 2 per cento, contro una previsione del 2.4 % e del 2,2 % per il 2008. EVASIONE Con la lotta all’evasione fiscale sono stati recuperati qualcosa come 20/21 miliardi di euro (che non sono certo frutto di una maniacale ostentazione ottimistica, ma dati concreti) OCCUPAZIONE Il tasso di disoccupazione al 5,6 % riporta a livelli di 25 anni fa. Al nord si è alla piena occupazione. DEBITO PUBBLICO Il debito pubblico continua la discesa. Nel 2008 dovrebbe attestarsi intorno al 103,5 %, per scendere sotto il 100 % nel 2010. Questi sono i dati della nuova Italia di Prodi. Ed allora? Noi vorremmo capire il motivo di questa ennesima lacerazione all’interno della maggioranza. Siamo veramente al calciomercato dei parlamentari? E poi una volta caduto questo governo cosa succederà? Noi non siamo esperti, come l’on. Dini, di tattiche politiche, di programmi o di calcoli previsionali circa lo scenario politico che si andrà a configurare in caso di crisi di governo, ma pensiamo umilmente che se spallata ci sarà da parte dell’ annunciato nuovo gruppo parlamentare, orientato verso Forza Italia, nei confronti del presidente Prodi, e se una eventuale crisi porterà a nuove elezioni, sarà aritmeticamente difficile, qualora vincesse il centro destra, che all’on. Dini potrà essere affidato l’incarico prestigioso di premier o comunque di una prima donna in uno schieramento in cui è tutto – anche lì – in fermento per la candidatura a primo ministro. Ma veniamo alla eventuale costituzione del gruppo parlamentare. Di esso farebbero parte oltre Dini, i senatori Scalera e D’Amico, ed ancora Willer Bordon, Roberto Manzione e Domenico Fisichella, ed ancora altri tre senatori prestati alla “giusta causa” da Berlusconi: Il grande statista Roberto Antonione, ed ancora il popolare senatore Albertino Gabana e, dulcis in fundo, ebbene si anche lui (chi l’avrebbe mai detto !) niente popò di meno che il senatore Roberto Saro. Quindi, amici, comprendiamo tutte le azioni di lotta politica e parlamentare possibili, tra una maggioranza e la sua opposizione, quando esse siano incoraggiate, però, da giuste motivazioni, nell’interesse generale della collettività, ma quando lo scontro politico si traduce nella costituzione di uno scellerato gruppo di nove o dieci senatori che quasi a titolo personale col voto di sfiducia potrebbero sancire la fine di un governo, che con tanti sforzi ha raggiunto i risultati che abbiamo commentato prima, sull’economia, nel lavoro, nel sociale, sulla politica previdenziale e giovanile, sugli incentivi per la prima occupazione e su quant’altro, ed allora la battaglia politica scade e si traduce nel perseguimento di interessi particolari, personali, di singoli o di piccoli gruppi di potere, e non già nella individuazione strategica di un’ azione orientata all’ interesse generale, come dovrebbe avvenire in una nazione civile. SIAMO ORAMAI DAVVERO ALLA CRISI DELLA POLITICA ! Ed è allora per questo motivo che bisogna stare uniti, cari onorevoli senatori del centro sinistra. Col gioco del senatomercato non si va lontano. Se si andrà oggi alle elezioni stravincerà il centro destra ed avrà già la formazione completa al momento della vittoria, per la composizione del nuovo esecutivo! Siete sicuri di voler buttare tutto a mare? ….. meditate ancora!
MUSICA: NOTA SUL JAZZISTA DANILO REA Il pianista jazzista Danilo Rea propone attraverso Repubblica ed Espresso il suo nuovo cd inedito dal titolo introverso, una sorta di autobiografia in musica che ripercorre le varie e diverse tappe della sua lunga carriera. I vari pezzi del cd riflettono tutti gli aspetti della personalità e dello stile del pianista. L’album ripercorre gli esordi jazz di REA, periodo in cui era affiancato dal contrabbassista Enzo Pietropaoli e dal batterista Roberto Gatto. Poi spazia sulle sperimentazioni con l’elettronica di Martux in Silence e Rothko, per poi passare con la sua formazione, i Doctor 3. Alla domanda postagli da Venerdi di Repubblica, se egli si considera ancora un jazzista, Rea risponde di aver avuto la fortuna di collaborare con tanti artisti, molti dei quali non legati al jazz, come, ad esempio, l’esperienza avuta con Mina nella registrazione dei suoi dischi e che quest’ultima ha inciso negli ultimi anni, è stata una esperienza di grande importanza e molto determinante per la sua personalità musicale. Tuttavia egli sottolinea di aver cominciato col piano classico ed a questo segmento musicale, a questa tradizione, egli si sente molto legato.
LETTURA: Una felicità paradossale. Sulla società dell’iperconsumismo. Di Gilles Lipovetsky. Perché consigliamo questo saggio dello scrittore Gilles Lipovetsky, intitolato Una felicità paradossale.Sulla società dell’iperconsumismo? Il motivo è fin troppo ovvio. Lo scrittore analizza la società contemporanea, definendola società dei consumi. Egli sostiene che nonostante i giovani e i meno giovani vivano meglio dei loro nonni sono meno felici di loro, anzi, spesso, non lo sono affatto. Afferma Lipovetsky che oggi la società dell’ iperconsumismo vive una perenne corsa ad un miglioramento continuo. Eppure all’ evidente miglioramento degli standard qualitativi della vita non corrisponde una proporzionata crescita della felicità, nel senso che stiamo meglio, viviamo meglio, ma siamo sempre meno felici. Riflettiamo, e diamo priorità più ad una vita di tipo valoriale che non materiale ed eccessivamente consumistica. FORCHE CAUDINE, N.4Nuovo numero de LE FORCHE CAUDINE (seconda parte)
Pakistan (e Casa Bianca) nel caos
BENAZIR BHUTTO, leader gradita agli americani ed al mondo occidentale, uccisa perché voleva un Pakistan più democratico.
Non convince la versione ufficiale del governo pakistano circa le cause della morte della donna leader del principale partito di opposizione, il partito popolare pakistano.
Secondo fonti del governo, la Bhutto sarebbe morta in seguito al trauma cranico provocato dall'urto della testa sul tettuccio apribile dell'automobile sulla quale viaggiava. Fonti del partito della donna uccisa, invece, parlano chiaramente di ferita alla testa provocata dagli spari del suo attentatore e puntano il dito sul governo di Musharraf, accusato di non aver garantito alla leader una sufficiente protezione.
BENAZIR BHUTTO cartina del Pakistan
(immagine di qualche anno fa
foto corriere della sera)
Non c'è pace nel mondo islamico. Nella città di Rawalpindi, in Pakistan, è stata uccisa, giovedì 27 dicembre 2007, in un attentato kamikaze Benazir Bhutto, raro esempio di donna in politica in un paese islamico, ex premier e, fino ad oggi, leder dell'opposizione pakistana.
L'attentato è avvenuto a conclusione di un comizio elettorale ed ha provocato la morte anche di altre 20 persone, secondo fonti della polizia pakistana. Fonti giornalistiche, tuttavia, ipotizzano un numero di vittime ancora più alto. La Bhutto è morta alle ore 18.16 (le 14.16 in Italia).
In seguito all'attentato, scontri e violenze, come era prevedibile, sono scoppiati, nonostante l'ostentazione del pugno di ferro del generale Musharraf, in tutto il paese, che ora rischia di trovarsi sul baratro della guerra civile. Due, probabilmente, gli attentatori che si sarebbero fatti esplodere, a loro volta.
Benazir Bhutto, nata nel 1953, è diventata a soli 35 anni la prima donna premier in uno Stato musulmano ed ha ricoperto la carica di capo del governo per due volte (1988 - 1990 e 1993 - 1996)
Unanime la condanna della comunità internazionale in Occidente, come in molti Paesi Islamici.
Il presidente afghano, Hamid Karzai, ha definito la Bhutto "martire di un atto terroristico codardo, una donna che ha sacrificato la sua vita per la democrazia, il progresso, il benessere e la prosperità del Pakistan".
Anche Bush, la cui strategia di realizzare un Pakistan "amico" e democratico proprio sotto la guida di Benazir Bhutto, appare, purtroppo, tragicamente fallita, ha definito un "atto codardo" l'assassinio della donna; il Ministro degli Esteri russo ha espresso preoccupazioni per la stabilità nel Paese islamico; il Vaticano parla di "una notizia terribile", frutto di "una situazione di violenza ormai radicata".
In Italia, il premier Prodi ha dichiarato: "Esprimo il dolore mio e di tutto il governo per la tragica scomparsa di Benazir Bhutto, una donna che ha voluto combattere fino in fondo la sua battaglia con una sola arma, quella del dialogo e del confronto politico. Condanno con sdegno la cieca furia del terrore che ha portato ancora sangue e dolore in Pakistan. Il sacrificio dell'ex premier Bhutto dovrà essere l'esempio più forte per chi non si arrende al terrorismo".
Intanto, oggi, domenica 30 dicembre, è stato scelto il successore della Bhutto alla guida del Partito Popolare Pakistano. Si tratta del figlio Bilawal che guiderà il partito insieme al padre Asif Ali Zardari.
In forse le elezioni politiche programmate per l'8 gennaio, anche se il partito della Bhutto, per bocca dei suoi nuovi leader ha confermato la propria partecipazione, qualora dovessere essere confermate.
Benazir Bhutto è morta, ma il suo fulgido esempio vivrà per sempre negli Occidentali e nei tanti Musulmani onesti e ragionevoli !!!
LE RADICI DELLA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE: Atene (parte prima)
"Cittadinanza", "politica", "democrazia": queste parole affondano le loro radici in quella straordinaria forma di organizzazione sociale, civile e politica che ha caratterizzato, tra il VII ed il IV secolo il sistema delle poleis greche.
Città - stato autonome ed indipendenti, dotate di propri poteri in materia di politica estera, di legislazione interna, di coniazione di monete, spesso in guerra tra di loro, eppure in grado di ricompattarsi contro un comune nemico esterno e legate da comuni radici religiose e culturali, le poleis greche (tra queste in particolare Atene) introdussero un nuovo modo di concepire il rapporto tra governanti e governati, non basato su uno schema di sudditanza, com avveniva in Egitto, presso i Persiani o nella città - stato mesopotamiche, bensì su uno schema di cooperazione e di collaborazione. Non troviamo, in genere, nelle poleis greche, regnanti e sudditi, ma "solo" cittadini, polìtai, che concorrono tutti insieme alle deliberazioni ed alle decisioni per la propria comunità.
Questo sistema "politico" caratterizzò l'Antica Grecia fino all'avvento di Filippo il Macedone e, soprattutto, di Alessandro Magno, negli ultimi decenni del IV secolo a.C. .
Si tratta di un sistema senza dubbio imperfetto, almeno si nostri ochhi, dal momento che l'accesso alla cittadinanza attiva e passiva non era garantita all'intera popolazione, ma è sicuramente da qui che ha preso corpo e vigore quell'idea di democrazia, intesa come "potere del popolo", e di cittadinanza su cui si fonda la moderna convivenza civile e politica nel mondo occidentale e non solo.
Atene, polis democratica per eccellenza, nonché "scuola dell'Ellade", come ebbe a definirla Pericle, ne ha rappresentato l'esempio più significativo ed illustre.
ANZI: il destino della Grecia antica è tutto racchiuso in quello di Atene. Modello di democrazia per il mondo antico, simbolo delle resistenza eroica alle invasioni dei barbari persiani, Atene e le altre poleis soccombono di fronte all’egemonia macedone di Alessandro il Grande, prima di sprofondare in una quasi totale oscurità.
ATENE: LE RAGIONI DI UN NOME
Un ulivo spuntato tutto ad un tratto dalla terra, nello stesso momento in cui una sorgente d’acqua sgorga altrettanto improvvisamente in un altro luogo: questi sono i due prodigi che stupiscono il re Cecrope, il quale interroga subito l’oracolo di Delfi per sapere cosa ciò significhi e, soprattutto, cosa gli convenga fare. Apollo risponde che l’ulivo corrisponde ad Atena e l’acqua a Poseidone: spetta agli Ateniesi decidere a quale delle due divinità essi si ispireranno per dare il nome alla città.
Cecrope, allora, riunisce tutti i cittadini, sia uomini che donne (infatti le donne hanno un ruolo importante nelle decisioni politiche). Gli uomini hanno votato compatti per Poseidone, le donne per Atena. Siccome c’è una donna in più rispetto agli uomini, Atena la spunta. Allora, Poseidone, sdegnato, devasta con le sue onde le terre degli Ateniesi. Per placare il dio, le donne sono colpite da ogni sorta di punizione: non avranno più voce in capitolo nelle assemblee, nessuno dei loro figli porterà il loro nome, non verranno più considerate cittadine Ateniesi.
Secondo un’altra versione, invece, è Teseo che dà alla città il nome di Atene.
LA SITUAZIONE DELL'ATTICA PRIMA DI TESEO
Prima di Teseo, gli abitanti dell'Attica erano disseminati in dodici villaggi, ciascuno dei quali aveva il suo pritaneo e i suoi magistrati. La città consisteva nell'Acropoli e nel quartiere collocato al di sotto del lato meridionale. nell'Acropoli o in questa parte bassa della città si trovavano i templi consacrati alla maggior parte delle divinità, come quello di Zeus Olimpio o quello dedicato ad Apollo Pizio. Un tempo solo l'Acropoli costituiva la parte abitata di Atene.
Atene arcaica
Intorno al 2000 a.C., gli Achei, giunti dal Nord, invadono l’Attica. Questa regione, in quest’epoca, non è che un raggruppamento di piccoli villaggi, ciascuno dei quali governato da un re, spesso in contrasto tra di loro. Atene che vive sotto la sudditanza del re di Creta, il Minosse tramandatoci dal mito, ha comunque un suo nome, cioè Cecropia, in memoria del suo primo mitico re, Cecrope.
Tuttavia, il vero fondatore (ugualmente mitico) della città è considerato Teseo (XIII secolo a.C.); egli, infatti, non solo libera la città dal pesante tributo che la vincola a Minosse, ma “promuove” Atene al rango di capitale dell’Attica ed invita gli abitanti dei diversi villaggi dell’Attica a riunirsi attorno ad essa. È questo il cosiddetto sinecismo, che è alla base della riunificazione dell’Attica attorno ad un’unica grande città. Questa nuova città, scaturita dal sinecismo, si estende fino all’Istmo di Corinto….
Le feste panatenaiche, probabilmente da lui istituite, sanciscono questa riunificazione.
LA SITUAZIONE DELL'ATTICA PRIMA DI TESEO
Prima di Teseo, gli abitanti dell'Attica erano disseminati in dodici villaggi, ciascuno dei quali aveva il suo pritaneo e i suoi magistrati. La città consisteva nell'Acropoli e nel quartiere collocato al di sotto del lato meridionale. nell'Acropoli o in questa parte bassa della città si trovavano i templi consacrati alla maggior parte delle divinità, come quello di Zeus Olimpio o quello dedicato ad Apollo Pizio. Un tempo solo l'Acropoli costituiva la parte abitata di Atene.
Atene arcaica
Intorno al 2000 a.C., gli Achei, giunti dal Nord, invadono l’Attica. Questa regione, in quest’epoca, non è che un raggruppamento di piccoli villaggi, ciascuno dei quali governato da un re, spesso in contrasto tra di loro. Atene che vive sotto la sudditanza del re di Creta, il Minosse tramandatoci dal mito, ha comunque un suo nome, cioè Cecropia, in memoria del suo primo mitico re, Cecrope.
Tuttavia, il vero fondatore (ugualmente mitico) della città è considerato Teseo (XIII secolo a.C.); egli, infatti, non solo libera la città dal pesante tributo che la vincola a Minosse, ma “promuove” Atene al rango di capitale dell’Attica ed invita gli abitanti dei diversi villaggi dell’Attica a riunirsi attorno ad essa. È questo il cosiddetto sinecismo, che è alla base della riunificazione dell’Attica attorno ad un’unica grande città. Questa nuova città, scaturita dal sinecismo, si estende fino all’Istmo di Corinto….
Le feste panatenaiche, probabilmente da lui istituite, sanciscono questa riunificazione.
I RE IN ATTICA (CRONOLOGIA RICAVATA DAI MITI E DALLE LEGGENDE E, QUINDI, MOLTO RELATIVA)
Atene al tempo dell'aristocrazia
Intorno all'VIII secolo, dopo il periodo monarchico, Atene è governata da un sistema di governo aristocratico (fondato sugli Eupatridi), in cui gli arconti detengono le magistrature. La situazione politica e sociale di Atene, relativamente stabile in una prima fase, tende a modificarsi tra il VII ed il VI secolo a.C.: la città, infatti, è messa a dura prova da una grave crisi sociale ed agraria. Ne scaturisce un conflitto tra i grandi proprietari terrieri aristocratici ed i contadini, mentre la miseria fa sentire sempre di più i suoi effetti sulla popolazione.
Da un lato, l'introduzione della moneta modifica ed altera i rapporti economici, dall' altro, l'esportazione dei prodotti ricavati dagli ulivi richiede un apporto sempre più forte di capitali, con grave danno per l'economia fondata sull'economia sul grano che dà sostentamento ai contadini.
Due grandi gruppi sociali emergono da questo conflitto:
A) La nobiltà, alla ricerca sempre più incessante di
ricchezze
B) Il piccolo popolo costretto dalla miseria ad emigrare,
oppure a "vendersi" come schiavo per pagare i debiti.
Nel 636 a.C. Cilone cerca di rovesciare il regime degli Eupatridi, per sostituirlo con la tirannide; ma si scontra con la potente famiglia degli Alcmeonidi che lo fa uccidere.
Nel 624 a.C. il legislatore Dracone (o Draconte) dà ad Atene la sua prima legislazione; si suole dire che questo codice di leggi sia stato scritto "non con l'inchiostro, ma con il sangue", proprio per sottolinearne la severità. Dracone pone fine alle vendette personali, la giustizia viene ora amministrata da un tribunale composto da 51 magistrati (il collegio degli efèti, ma i casi di omicidio premeditato ed i crimini contro la religione sono riservati all'Areopago; le leggi di Dracone tendono comunque a salvaguardare i diritti di proprietà.
SOLONE
Arconte dal 594 al 593, Solone intraprende delle riforme di natura sociale e politica a favore dei piccoli contadini. Egli, infatti, abolisce i debiti che opprimono questa fascia sociale, restituendo la libertà personale a coloro che sono diventati schiavi per essersi precedentemente indebitati e proibendo l'ipoteca sull'individuo.
Intanto, col tempo, tra i due gruppi sociali a cui si è fatto prima riferimento se ne inserisce un terzo, quello del demos, o della nascente borghesia, costituito da coloro che sono in grado di organizzarsi economicamente e di avviare attività alternative, legate all'artigianato ed al commercio.
L'affermazione di questo nuovo ceto sociale, che accomuna Atene alle altre poleis della Grecia, è resa possibile anche dalle mutate esigenze militari. Infatti, viene adottata la tattica oplitica, fondata sui reparti di fanteria di opliti, costituiti da cittadini che possono consentirsi l'acquisto dell'armatura in ferro. La classe emergente dei "nuovi ricchi" (il demos) diventa, così, il pilastro del nuovo esercito e vede aumentare la propria 'importanza ed il proprio ruolo nella difesa della patria.
Essa, pertanto, aspira legittimamente a ricoprire un ruolo importante non solo in campo militare, ma anche nell'ambito sociale e politico.
Per questa ragione Solone, prendendo coscienza dell'evoluzione della società ateniese, nell'intento di porre fine ai conflitti sociali, promulga una riforma fondata sul principio, molto innovativo, che la partecipazione alla vita politica non può essere un privilegio legato alla nascita, ma deve essere garantita ad ogni cittadino in base alle sue ricchezze e a quanto egli produce.
Viene così introdotto un ordinamento censitario e timocratico, fondato, cioé, sul reddito accertato e sulla ricchezza prodotta.
La popolazione viene suddivisa in quattro classi sociali, in base al censo. L'accesso alle magistrature era regolamentato in base alle ricchezze prodotte e possedute:
December 23 le forche caudine n.3
LE FORCHE CAUDINE N. 3
In questo numero:
LA DICIASETTESIMA GIORNATA DELLA SERIE A
BIOGRAFIA DI UMBERTO NOBILE
I GUAI DELLA SCUOLA ITALIANA
COGLIAMO L'OCCASIONE PER FORMULARE A TUTTI I NOSTRI AMICI GLI AUGURI DI UN OTTIMO NATALE E DI UN FELICE ANNO NUOVO.
LE FORCHE CAUDINE
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SERIE A: ATMOSFERA NATALIZIA PER INTER, ROMA, JUVENTUS E REGGINA L’INTER, CAMPIONE D'INVERNO, BATTE IL MILAN NELLA PARTITA DEL DERBY E VOLA SEMPRE PIU’ IN ALTO IN CLASSIFICA, ATTESTANDOSI A + 7 DALLA SECONDA CLASSIFICATA. ROMA E JUVENTUS MANTENGONO LE RISPETTIVE POSIZIONI.
Nella partita del derby passa dapprima in vantaggio il Milan con un gol di Pirlo, ma poi Cruz e Cambiasso rovesciano il risultato a favore della loro squadra.
Goleada natalizia per la Fiorentina che sconfigge il Cagliari per 5 – 1 .
QUESTI, IN SINTESI, I RISULTATI
IBIOGRAFIA DI UN GRANDE PERSONAGGIO STORICO LEGATO AD EBOLI DA VINCOLI FAMILIARI: UMBERTO NOBILE - I GUAI DELLA SCUOLA ITALIANA
PERSONAGGIO STORICO ITALIANO
GENERALE UMBERTO NOBILE
Del Generale dell’ Aeronautica Ing. Umberto Nobile è famosa la spedizione polare sul Polo Nord avvenuta circa ottanta anni fa, e per la precisione il 24 maggio 1928. Nato a Lauro, in provincia di Avellino, il 21 gennaio 1885, da Vincenzo Nobile e da Maria La Torraca, di Eboli, Umberto Nobile si laurea in Ingegneria industriale meccanica col massimo dei voti, all’ Università di Napoli, nel 1908. Sempre nello stesso anno consegue la specializzazione in elettrotecnica. Tre anni più tardi, vincitore di un concorso, è ammesso a frequentare un corso di costruzioni aeronautiche, presso il battaglione del genio militare, a Roma. Nel 1915, durante il periodo bellico, viene assegnato allo stabilimento militare di costruzioni aeronautiche, e un anno dopo progetta un nuovo dirigibile, denominato O, utilizzato per esplorazioni marine. Dal 1919 al 1927 è direttore dello stabilimento in cui presta servizio. E’ proprio nel 1927 che egli perfezionerà la progettazione dei dirigibili semirigidi. Nel 1923 progetta e realizza il nuovo dirigibile N1, modello negli anni a seguire utilizzato nella prima trasvolata sul Polo. Nel 1925 stabilisce i primi contatti col famoso esploratore norvegese, suo compagno di avventura nella trasvolata del 1926, Roald Amundsen. Ma veniamo alla prima spedizione polare. Come dicevamo prima, a bordo del dirigibile N1, chiamato Norge, proprio in onore di Amundsen, l’ 11 maggio del 1926 parte da Roma, volando sopra il Polo ed atterrando in Alaska due giorni dopo, compiendo una traversata di ben 5300 km. Di volo ininterrotto. In questo viaggio sorgono disappunti tra il generale Nobile ed Amundsen, sul merito e credito della iniziativa al punto di doversi accontentare quest’ ultimo, per tutta la durata del viaggio, del ruolo di un malcontento passeggero. Poi vedremo come la stima per il generale Nobile ed il suo grande senso di solidarietà porterà quest’ultimo, in occasione delle operazioni di soccorso e di salvataggio dei superstiti della seconda spedizione, a bordo di un aeroplano, a recarsi sui ghiacci nel tentativo di salvarlo. Ma veniamo, a questo punto, alla seconda trasvolata sui ghiacci del Polo Nord. Nobile ritorna al Polo Nord come comandante del dirigibile ITALIA. Questa nuova spedizione, dal carattere marcatamente scientifico, ha inizio il 15 aprile 1928, da Milano. Alla spedizione partecipa anche un gruppo di alpini al comando del capitano Gennaro Sora, che avrebbe poi preso parte alle operazioni di soccorso conseguenti il disastro del dirigibile. Dopo aver attraversato le Alpi, l’ Austria, la Cecoslovacchia, la Germania e la Svezia, l’ ITALIA raggiunge Kingsbay (un borgo di minatori e base militare della spedizione), nelle isole Svalbard. Dopo aver effettuato un primo viaggio di esplorazione a oriente delle Svalbard l’ ITALIA parte per il Polo il 23 maggio del 1928. L’obiettivo geografico viene raggiunto il 24 maggio alle ore 00:24. All’arrivo vengono lanciate una croce, benedetta da Papa Pio XI, ed una bandiera italiana. Il dirigibile, a questo punto, dovrebbe effettuare un atterraggio per effettuare dei rilievi, ma non può farlo a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Dopo circa due ore di volo sopra il Polo la spedizione è costretta a rientrare alla base. Durante la fase di rientro, quando erano oramai poco distanti dalle Svalbard, l’ITALIA è protagonista di un terribile schianto sul pack, durante la violenta tempesta. Del gruppo dieci uomini (il generale Nobile, il capitano Zappi, Mariano, Viglieri, il radiotelegrafista Biagi, Behounek, il meteorologo Malmgren, Cecioni, Troiani e Pomella, poi deceduto nell’impatto, nonché la celeberrima cagnetta del generale Titina) vengono sbalzati dall’urto sul ghiaccio, mentre il dirigibile riprendeva quota portando con se gli altri membri dell’equipaggio, di cui non si è saputo più nulla (Pontremoli, Arduino, Ciocca, Lago, Alessandrini e Caratti
I superstiti, fortunatamente, si trovano circondati di materiale caduto dall’aeronave, tra cui cibo, una tenda da campo (la famosa Tenda Rossa che in origine era di colore grigio chiaro e che poi venne pitturata di rosso con l’anilina utilizzata per le rilevazioni altimetriche), e la benedetta radio trasmittente che usata sapientemente da Biagi consente i sopravvissuti di lanciare gli SOS che li porteranno, dopo sette settimane, alla salvezza. La radio, dopo essere stata riparata a causa della rottura di un condensatore, viene messa subito in funzione da Giuseppe Biagi, che lancia immediatamente i primi SOS. Ma inizialmente, trovandosi la tenda rossa in una zona d’ombra (poi vedremo come il fenomeno della deriva dei ghiacci porterà il gruppo ad un naturale graduale spostamento dal punto iniziale in cui si trovavano) i messaggi non vengono recepiti dalla Città di Milano, la nave appoggio della marina militare, in pianta stabile a Kingsbay, e comandata dal capitano Romagna. Un SOS viene captato da un radioamatore russo che, comunicatone il contenuto alle autorità militari, determinerà il primo viaggio della nave rompighiaccio denominata Krassin. Contemporaneamente altre operazioni di soccorso partono da Kingsbay: aerei svedesi, inglesi, italiani, norvegesi, con uomini coraggiosi tutti uniti dallo stesso obiettivo, salvare i sopravvissuti e porre fine a questa tragedia. Tra gli eroi, a questo punto, è doveroso ricordare proprio Roald Amundsen, che fattosi convincere – come si vede nel film – dalla fidanzata di Malmgren, parte alla volta del Polo per salvare Nobile e i suoi uomini. Ma, sfortunatamente, rimane vittima di un incidente, in quanto l’aeroplano a causa delle cattive condizioni climatiche precipita. Nel film si nota che egli non muore nell’impatto, ne esce illeso, ma rimanendo solo sui ghiacci non sopravvive a lungo al freddo ed alla fame e lì finirà poco dopo i suoi giorni. Intanto la tenda rossa viene raggiunta dal pilota svedese Ljundborg. Nobile non vuole essere salvato per primo e chiede di portare prioritariamente altre persone che versano in precarie condizioni di salute, tra cui Cecioni con una gamba ferita. Il pilota svedese a questa richiesta si rifiuta e minaccia di ritornare da solo alla base. A questo punto il generale, anche esortato dagli altri, parte verso la Città di Milano, dove lo attendeva un bel bagno caldo – così nel film, in un dialogo virtuale con Amundsen, frutto dell’immaginazione di Nobile, durante le sue frequenti pause riflessive, dove Amundsen dice al generale che a Kingsbay lo attendeva, tra le autorità militari e politiche, la stampa, le accuse, e quant’altro, un bel bagno caldo e rilassante. E’ solo dopo sette settimane, e precisamente il 12 luglio 1928 che il Krassin raggiunge i superstiti e li trae in salvo.
Il Generale Nobile fu accusato di aver abbandonato i suoi uomini e fu costretto a dimettersi. Il governo fascista dell’epoca non fece nulla per riabilitare la figura di Nobile, abbandonandolo al suo destino. Solo dopo la fine della seconda Guerra Mondiale il giudizio della commissione di inchiesta fu sovvertito e Nobile venne riabilitato col grado di Generale. Ricordiamo ai lettori che di questa meravigliosa ed allo stesso tempo tragica impresa fu dedicato un film intitolato “La Tenda Rossa”, una produzione italo-russa.. Prodotto nel 1971 da Franco Cristalli, e diretto dal regista russo Kalatozov, il film è interpretato da attori del calibro di Sean Connery, nel ruolo Di Amundsen, Peter Finch, nel ruolo del generale Nobile, e così via. Nel cast è presente anche una figura femminile, l’infermiera dell’ospedale di Kingsbay, Valeria, innamorata dello scienziato Malmgren, interpretata da una giovane Claudia Cardinale.
Restituito alla storia come un grande eroe ed un uomo di grande personalità ed umanità, Umberto Nobile viene eletto deputato alla Costituente nelle fila del Partito Comunista Italiano, come indipendente. E’ docente universitario e successivamente preside della Facoltà di Ingegneria Aeronautica dell’ Università di Napoli.
Tra le sue opere ricordiamo “L’Italia al Polo Nord”, “La Tenda Rossa. Memorie di neve e di fuoco”, “Ali sul Polo”. Muore a Roma il 30 luglio del 1978.
I PROBLEMI DELLA SCUOLA ITALIANA
Studenti italiani sempre più impreparati, soprattutto in matematica e scienze. Una recente indagine dell’ OCSE ha evidenziato che addirittura il 62% dei ragazzi tra i 13 ed i 15 anni non conoscono la ragione dell’alternarsi del giorno e della notte, ignorando completamente che ciò è dovuto alla Terra che ruota attorno al proprio asse. Inoltre, il 50,9 % degli studenti risulta non in grado di leggere e comprendere un testo in modo adeguato. Elevata la percentuale di chi non sa leggere ed interpretare grafici. Un vero e proprio guaio a cui la scuola italiana deve porre assolutamente rimedio!!
Ecco, nel dettaglio, quanto è emerso dai test:
Dati Ocse Pisa raccolti ed elaborati dall’Invalsi (RIPORTATI FEDELMENTE DALLA PUBBLICAZIONE INVALSI)Matematica: sotto al livello 2, cioè il minimo accettabile Media Ocse di insufficienti: 22% ITALIA 35% (Nord Est 18% Nord Ovest 22% Centro 29% Sud 41% Sud e Isole 50,4%) Lettura e comprensione di un testo: sotto al livello 3, il minimo che gli consenta di vivere con pienezza Media Ocse di insufficienti 43% Italia 50,9% (Nord Ovest 40% Nord Est 37% Centro 45% Sud 63% Sud e Isole 65%) Alcune prove Scienze “La luce diurna” La domanda era: “Perché c’è differenza tra il giorno e la notte?” 62 quindicenni italiani su 100 non sanno da cosa dipendono il giorno e la notte Lo sa solo il 38% (perché la terra ruota intorno al suo asse) Nel Sud il 30% Al Nord il 46% Nei licei risponde bene solo il 43% Lettura Il 40% degli studenti non sa leggere un testo discontinuo l’83% non sa usare tutte le informazioni “Il Lavoro” E’ stato mostrato un diagramma ad albero che descrive la popolazione attiva di un paese. La domanda era relativa a quante persone della popolazione attiva non facevano parte della forza lavoro. Hanno risposto correttamente (senza fare alcun errore) e quindi ottenendo il punteggio pieno il 17% dei ragazzi. Il 44% ha ottenuto un punteggio parziale ed il 22% ha sbagliato la risposta. Il 17% non ha risposto. Matematica1 Il 30% degli studenti non sa interpretare una formula Tasso di cambio.- “E’ stato chiesto a quanto corrisponde il valore di una data moneta conoscendone il tasso di cambio”. Le risposte corrette sono state il 71,5% ed il 28,5% errate. Di queste ultime l’11,5% non ha risposto. I licei e gli istituti tecnici hanno risposto correttamente in modo quasi analogo (licei: 79,6%, tecnici: 77,5). Gli studenti dei professionali, invece, hanno risposto correttamente solo nel 54,6% dei casi, inoltre il 18,2% non ha risposto. Matematica2 Un terzo degli studenti non sa leggere un grafico Esportazioni.- “Sono stati mostrati due grafici che riportavano, in valori percentuali, la quantità di prodotti esportati da un certo paese. E’ stato chiesto di tradurre i dati in valori assoluti, utilizzando anche il tasso di cambio della domanda precedente. Le domande sono state formulate con due livelli di difficoltà. A quella meno complessa ha risposto in modo corretto il 68% dei ragazzi (11 punti percentuali sotto la media OCSE). Non ha risposto il 19% dei ragazzi. A quella più complessa ha risposto correttamente il 39,2% ( i licei ed i tecnici per il 43% i professionali per il 27%).
Nuova uscita settimanaleSALVE A TUTTI,
DA QUESTA SETTIMANA L'USCITA DE LE FORCHE CAUDINE E' PREVISTA OGNI DOMENICA.
A DOMANI....... December 15 LE FORCHE CAUDINE n.2: politica, cronaca, musicaLe Forche Caudine n.2Ecco di che cosa ci siamo occupati:
1) IL GRILLO SPARLANTE 2) L’ISOLA CHE NON C’E’ 3) SINISTRA DEMOCRATICA: l’adesione di Achille Occhetto 4) MORIRE DI TONSILLE A PISTOIA 5) UN MITO DI TUTTI I TEMPI 6) LUCIO BATTISTI7) Un mito della canzone americana, Johnny Cash: “Quando l'amore brucia l'anima” 8) E’ sempre più Inter!! 9) le sfide della sedicesima giornata DI SERIE A
SUL PROSSIMO NUMERO
Nella rubrica dedicata al personaggio storico italiano, ed in occasione dell’ imminente ottantesimo anniversario della spedizione polare, parleremo della figura del Generale dell’ Aeronautica Militare ing. Umberto Nobile, che il 24 maggio 1928 col dirigibile Italia, da lui progettato, trasvolò sui ghiacci del Polo Nord, con una propria spedizione, conclusasi con un tragico epilogo. A tale vicenda, che ebbe all’epoca grande rilevanza sui giornali nazionali ed internazionali, alla fine degli anni sessanta fu dedicato un film, La Tenda Rossa.
IL GRILLO SPARLANTE
E’ di oggi la notizia della presentazione in Senato da parte dell’armata brancaleone capitanata dal cittadino italiano sig. Beppe Grillo di trecentocinquantamila firme per la proposta di alcune leggi, ed abrogazione di altre. La consegna, come abbiamo visto dai servizi telegiornalistici, è avvenuta personalmente dal comico e da alcuni facchini amici suoi, attraverso decine di pacchi di medio-grandi dimensioni, contenenti i documenti firmati, caricati su un furgone. Effettivamente un modo più plateale non poteva essere scelto, all’insegna dello stile provocatorio di un comico come Grillo, che oggi divenuto leader del partito dell’antipolitica, è costretto ad adeguare le sue performance artistiche alle esigenze di di un leader politico.
Il fenomeno Grillo è nato, fondamentalmente, sull’onda della partecipazione agnostica di una buona fetta del popolo italiano verso la politica nazionale, verso cui dilaga un grande senso di indifferenza, di qualunquismo, di antipolitica. Lo evidenziavamo nei precedenti numeri: soprattutto tra i giovani (ma non solo), l’attaccamento verso la politica, attraverso la militanza nelle sezioni di partito, o nei movimenti politici giovanilì, è diventato sempre più evanescente. Questo in parte a causa di una carente educazione e preparazione culturale verso tali problematiche, da parte dei genitori o della scuola, ed in parte a causa della politica stessa, non più capace come prima di appassionare, di legare, di aggregare. Il problema è forse scaturito dalla nascita del dualismo politico, con le due squadre, il CD ed il CS, che si azzuffano giorno dopo giorno e si contengono il governo a legislature alterne. Quando governa Berlusconi, le anime della coalizione di centro sinistra, in coro, denunciano che tutto ciò che egli sta facendo è sbagliato, e viceversa. E’ tutto sbagliato, sic et simpliciter. E l’analisi politica su cui si fonda la teoria accusatoria dov’ è? Quando si accusa Prodi di errare, ad esempio, nella politica del lavoro, e specificamente in un determinato settore di intervento, bisogna giustificare il motivo per cui egli sta sbagliando, ed indicare magari adeguate linee alternative, non solo per far capire ai telespettatori di che cosa si parla, ma anche, perché no, per dare qualche saggio suggerimento al governo. E invece è più facile per gli avversari che stanno all’opposizione sottolineare un errore senza giustificarne adeguatamente le motivazioni. E’ sbagliato e basta! A prescindere! E’ sbagliato perché trattasi di un provvedimento non di propria emanazione, ma dei nemici del governo. Anche quando chiacchieriamo tra amici, in piazzetta, di politica, sovente si adotta il medesimo criterio critico sintetico, della serie ‘io sono simpatizzante di Berlusconi e pertanto tutto ciò che fa il governo Prodi è sbagliato. Se poi chiedi qualche riflessione a sostegno, ciò che dicono sempre è che il peccato originale, causa di tutti gli sbagli di questo governo, è che ‘sono tutti comunisti’……. Ed è un po’ anche quello che sostiene Beppe Grillo nei suoi comizi. Tra un vaffanculo ed un altro: il grillo parlante invita i vari leader politici (in modo più marcato per la verità quelli di area governativa) ad abbandonare la poltrona ed andare a lavorare, od accudire con le proprie mogli i figli, o la casa, od aiutare la cameriera a preparare la paella. Ma perché, caro Grillo, l’on. Rutelli dovrebbe abbandonare? Perché dovrebbe farlo con lui anche Veltroni? O Napolitano? Ce lo può spiegare, tra un vaffanculo e l’altro il motivo, lei che è così colto? Perché prendersela tanto col Presidente della Repubblica Napolitano? Che cosa le ha fatto, oltre quello di aver evidenziato che in Italia, e nello scenario politico italiano, vi è anche un fenomeno Grillo? Il suo movimento esiste, altrimenti dove le avrebbe raccolte trecentocinquantamila firme. E allora perché scaldarsi tanto? Forse perchè l’accusano di antipolitica?
Il Presidente Napolitano è persona autorevole e degna di rappresentare tutti noi cittadini italiani, come lei signor Grillo. E’ persona autorevole per la sua grande cultura politica e senso delle istituzioni, e degna per la sua dirittura morale e sensibilità sociale. Questo è quello che pensano le forche caudine, cittadini italiani, come lei, del Capo dello Stato. E poi basta! La politica è una cosa seria. Lei ha tutto il diritto di raccogliere e presentare firme per proporre nuove leggi o per altro, rientra nel gioco della democrazia, ma nessuno le conferisce il diritto di accusare, senza adeguate motivazioni, di imprecare, di offendere uomini e donne che si impegnano, ciascuno nel proprio ruolo e nel proprio partito, nella propria attività politica e parlamentare. Noi pensiamo che sia giunto per lei il momento di scendere in campo, mettendo da parte il microfono, e di misurarsi elettoralmente e politicamente con le persone ed i partiti che oggi accusa ed offende. Ci sono già troppi movimenti populisti che offuscano le idee e concorrono all’indifferenza nella politica. Lei i numeri ce li ha. Se la sente di affrontare questa sfida alle prossime elezioni? In bocca al lupo!
L’ISOLA CHE NON C’E’
Ve lo ricordate il ritornello di quella bella canzoncina di Edoardo Bennato, l’ Isola che non c’è? ‘Seconda stella, a destra, questo è il cammino, e poi dritto fino al mattino, poi la strada la trovi da te, porta all’isola che non c’è’ Può esistere una terra dove non ci sono santi ne eroi, o dove non ci sono ladri ne gendarmi? Se ci credi ti basta – cantava Bennato – poi la strada la trovi da te nella tua immaginazione. A nostro avviso non può esistere una terra in cui vi sia una qualunque forma di vita sociale, senza santi od eroi o ladri. E connaturale nell’ emisfero umano la presenza di tali soggetti. Una società senza santi cui far riferimento, o senza eroi non ha ragione di esistere. E purtroppo non esisterebbero i gendarmi se non ci fossero dei ladri a dar loro da guadagnare. E’ la società stessa composta da tante sfumature. E così è nella politica. In essa, per la società, vi sono riferimenti positivi e negativi: vi sono santi ed eroi, e ladri. Ed anche in Italia lo scenario politico è saturo di ladri liberi, che allegramente sbeffeggiano tanti santi ed eroi. Berlusconi, ad esempio, cari amici, dove lo potremmo collocare? Nella categoria dei santi, degli eroi, dei gendarmi o dei ladri? Sicuramente nella non citata categoria dei martiri. Lui, povera vittima della magistratura, dei nemici del governo che lo hanno sempre accusato di abuso di potere per interessi personali, dei suoi amici alleati, si è costruito il nuovo partito degli uomini liberi piazzato già, in base ai suoi sondaggi, al 38 per cento. Berlusconi è sempre un martire, anche quando dichiara di essere stato vittima di una congiura nel tentativo di reclutare alcuni senatori di centro sinistra, in cambio di favori vari, ed allo scopo di far cadere il governo Prodi. Lui è la vittima perseguitata nel giusto (o legale?) tentativo di sottrarre parlamentari ai partiti di centro sinistra, mentre i dirigenti ed i leaders di questi partiti, nel tentativo di convincere i senatori coinvolti a rimanere nelle fila, scongiurando questa fuga, diventano le iene, gli sciacalli, gli appropriatori indebiti delle poltrone e delle istituzioni. Poi, non contento, il cavaliere ha messo in mezzo anche certi magistrati, amici dei suddetti senatori, che, complici dei vari Fassino, Rutelli, Prodi, etc, avrebbero minacciato, e poi esortato i malcapitati a non abbandonare il governo. Ma guarda un pò! In questo Paese non si possono neanche fregare i senatori ai partiti nemici che subito si inalberano! Proprio un martire questo cavaliere! Ed allora dov’è l’ isola senza santi ed eroi, senza gendarmi e senza ladri? Se esiste un’ isola del genere nella tua immaginazione, la strada noi non la conosciamo, ma se tu ci credi, vedrai, la trovi da te!
SINISTRA DEMOCRATICA: Achille Occhetto ritorna in campo“Sono qui per riprendere un cammino. La scelta che faccio oggi è coerente con la svolta del 1989 e cioè quella di dare vita a una sinistra nuova” . Con queste parole Achille Occhetto, fautore della storica svolta politica con cui, nel 1989, guidò la trasformazione del P.C.I. in P.D.S., ha annunciato il suo ritorno nel sempre più turbolento agone politico nazionale. Lo ha fatto aderendo con entusiasmo alla nuova formazione della Sinistra Democratica, criticando, però, il neonato Partito Democratico di Walter Veltroni, che egli ha definito un partito nato e dall’alto e da una “fusione a freddo”.
Ci dispiace che l’onorevole Occhetto abbia dimenticato un dettaglio secondo noi importante e cioè che il PD è stato “partorito” dai voti di più di tre milioni di cittadini che sono andati a votare per eleggere il segretario. Anche noi delle “forche caudine” eravamo con quei tre milioni e passa di cittadini e non abbiamo visto né “fusioni fredde”, né partiti calati dall’alto, bensì, più semplicemente e più genuinamente, tante persone che partecipavano con entusiasmo e con sincerità a questo importante processo politico, affrontando, in qualche caso, code e file che, forse, possono essere paragonate solo a quelle recentemente provocate, presso i distributori di benzina, dal dissennato blocco degli autotrasportatori.
Facciamo gli auguri alla nuova formazione della Sinistra Democratica, con la quale auspichiamo che il Partito Democratico voglia aprire un confronto concreto e serrato, anche in vista di un forte rilancio dell’azione di governo. Però ci dispiace che i nostri compagni della S.D. declassino e disprezzino il grande entusiasmo e la calda partecipazione (altro che fusione fredda) di quei tre milioni e mezzo di fondatori del partito democratico!!. Cari compagni, cercate di non trascurarci e di non sottovalutarci, perché siamo davvero in tanti!! Hasta la vista!!
MORIRE DI TONSILLE A PISTOIAToccherà alla magistratura stabilire se si sia trattato di un nuovo caso di malasanità o se ciò che è avvenuto nell’Ospedale Pediatrico Ceppo di Pistoia debba rientrare in una di quelle tragiche fatalità che colpiscono, tra coloro che vengono operati alle tonsille, un bambino su quarantamila. I fatti, purtroppo, sono questi: il piccolo Federico Patania è stato operato alle tonsille la mattina del 12 dicembre ed è morto due giorni dopo per una grave “emorragia massiva” alla gola che gli ha tolto il respiro e la vita. Nel III Millennio d.C., in un’epoca tecnologicamente così avanzata, si può ancora morire per un semplice intervento alle tonsille: questo è qualcosa che, allo stesso tempo, rattrista ed indigna, indipendentemente da come si siano svolti realmente i fatti. Auspichiamo che sia fatta piena luce su quanto accaduto e che, almeno in questo modo, si possa onorare il ricordo del piccolo Federico Patania e che si possa rendere giustizia a lui ed alla sua famiglia.
UN MITO DI TUTTI I TEMPI LUCIO BATTISTIIl 9 settembre 1998 si spegneva, a Milano, il grande interprete della musica italiana Lucio Battisti, che aveva riscosso un grande successo negli anni 60 e 70, in particolare con la collaborazione del paroliere Mogol.
Canzoni come "I giardini di marzo", "Pensieri e parole", "Il tempo di morire", "Emozioni" e tante altre resteranno per sempre nella storia della nostra canzone e di quella internazionale, distinguendosi anche per la loro intramontabile attualità. Straordinario fu anche il suo duetto, nell'aprile 1972, con Mina nella trasmissione "Teatro 10", condotta dalla cantante di Cremona.
Un mito della canzone americana, Johnny Cash: “Quando l'amore brucia l'anima”
“Quando l'amore brucia l'anima" è il titolo del film incentrato sulla vita del cantante americano Johnny Cash. In questo lungometraggio vengono ripercorse magistralmente le fasi salienti della vita di questo artista, dall'infanzia, travagliata dai cattivi rapporti con il padre, peggiorati dopo la tragica morte del fratellino Jack, agli anni dei suoi primi successi discografici, con l'incisione, nel 1955, del suo primo disco: Cry,Cry, Cry e, poco dopo, della canzone Folsom prison blues. Per molti anni, anche a causa dei non buoni rapporti con la prima moglie, sprofondò nel tragico abisso della droga, da cui sarebbe uscito solo nel 1967, grazie all'aiuto della sua partner musicale June Carter, poi diventata la sua seconda moglie , insieme alla quale aveva già scritto la canzone Ring of fire. La sua abitudine di vestirsi sempre di nero gli fece guadagnare il soprannome di Man in black, che ricorda anche il titolo di un suo omonimo album. Versatile, sempre molto abile nel destreggiarsi tra vari generi musicali, tra cui il gospel, il blues ed il rockabilly (una delle prime forma di rock and roll , tra i cui maggiori esponenti vi furono Jerry Lee Lewis ed Elvis Presley), Johnny Cash si è ispirato non solo alla musica tradizionale, ma anche al più moderno country e alla musica pop.
E' morto nel 2003 a qualche mese di distanza dalla scomparsa della sua seconda e legatissima moglie June Carter. Ecco una delle sue più celebri canzoni
Folsom Prison Blues di John Cash
I hear the train a coming It's rolling round the bend And I ain't seen the sunshine since I don't know when, I'm stuck in Folsom prison, and time keeps draggin' on But that train keeps a rollin' on down to San Antone.. When I was just a baby my mama told me. Son, Always be a good boy, don't ever play with guns. But I shot a man in Reno just to watch him die When I hear that whistle blowing, I hang my head and cry.. I bet there's rich folks eating in a fancy dining car They're probably drinkin' coffee and smoking big cigars. Well I know I had it coming, I know I can't be free But those people keep a movin' And that's what tortures me... Well if they freed me from this prison, If that railroad train was mine I bet I'd move it on a little farther down the line Far from Folsom prison, that's where I want to stay And I'd let that lonesome whistle blow my blues away.....
Sento il treno arrivare ; sta girando intorno alla curva, E non vedo il sole da non so quanto tempo. Sono bloccato nella Prigione di Folsom e il tempo continua a trascinarsi avanti Ma quel treno continua ad andare giú a San Antonio
Quando ero solo un bambino, mia mamma mi disse, “Figliolo, Sii sempre un bravo ragazzo; non giocare mai con le pistole.” Ma sparai ad un uomo a Reno, solo per vederlo morire. Quando sento quel fischio soffiare stringo la mia testa e piango.
Scommetto che ci sono ricconi che stanno mangiando in una lussuosa carrozza Stanno probabilmente bevendo caffé e fumando dei grandi sigari Ma lo sapevo che stava arrivando, lo so che non posso essere libero, Ma quella gente continua a muoversi, ed é questo che mi tortura.
Beh, se mi liberassero da questa prigione, se quel treno fosse mio, Scommetto che mi sposterei un pó piu lontano lungo la linea, Lontano dalla prigione di Folsom, è là dove voglio stare E lascerei quel fischio solitario soffiar via la mia tristezza.
LE FORCHE CAUDINE n.2: SPORT - SERIE ASPORT: SERIE AQuindicesima giornata del campionato di calcio di serie AE’ sempre più Inter!! Vincono, tra le altre, anche Juventus, Empoli e, nel posticipo serale, il Napoli.
Domenica calcistica ricca di gol quella del 9/12/2007, in particolare si segnalano le seguenti partite:
Inter – Torinovinta dall'Inter per 4 - 0, con gol di Ibrahimovic al 38' del primo tempo su rigore, di Cruz, al 5' del secondo tempo, di Jimenez e, infine, di Cordoba al 31' della ripresa
Empoli - Cagliarivinta dall'Empoli per 4 - 1, con il gol della bandiera, per il Cagliari, segnato da Daniele Conti
Juventus – Atalanta Vinta dalla squadra torinese per 1 - 0, con gol di Nedved, ad un minuto dalla fine.
Partita di posticipo Napoli – ParmaVinta dal Napoli per 1 – 0 con gol di Zalayeta.
Risultati della quindicesima giornata
Lazio - Catania 2-0 Palermo - Fiorentina 2-0 Empoli - Cagliari 4-1 Genoa - Siena 1-3 Inter - Torino 4-0 Juventus - Atalanta 1-0 Livorno - Roma 1-1 Udinese - Sampdoria 3-2 Napoli - Parma (posticipo serale) 1 – 0 Reggina - Milan (rinviata al 30 gennaio) Classifica
Classifica Marcatori D. Trezeguet 11 Z. Ibrahimovic 9 C. Bellucci 8 J. Cruz 8 M. Borriello 7 C. Doni 7 R. Kaka' 7 F. Totti 7 A. Di Natale 6 V. Iaquinta 6
le sfide della sedicesima giornata DI SERIE A Atalanta - Palermo Cagliari - Inter Catania - Udinese Empoli - Genoa Lazio - Juventus Milan - Livorno Parma - Reggina Sampdoria - Fiorentina Siena - Napoli Torino - Roma December 08 Le Forche Caudine n.1Le Forche Caudine, numero 1
Pubblichiamo, come preannunciato il nuovo numero de Le Forche Caudine.
Post n. 1: PERCHE’ SE CADE IL GOVERNO PRODI STRAVINCE IL CENTRO DESTRA? Post n. 2: LIBERTA’ DI PENSIERO E DI STAMPA IN CAMERUN: UNA CHIMERA. Post n. 3: LA TELEVISIONE E L’INFORMAZIONE. Post n. 4: IL FLOP DELLA SCUOLA ITALIANA: UNA CRISI DAVVERO IRREVERSIBILE? Post n. 5: I DOCENTI: CHI SONO COSTORO? Post n 6: IL PERSONAGGIO - CLAUDIO: L’IMPERATORE RIVALUTATO DALLA DALLA STORIOGRAFIA MODERNA. Post n. 7 DAL PROSSIMO NUMERO NUOVI SPAZI !!
PERCHE’ SE CADE IL GOVERNO PRODI STRAVINCE IL CENTRO DESTRA?
Innanzitutto perché la coalizione di centro destra è nata con l’obiettivo preciso (ed unico) di governare, e di farlo a tutti i costi. La risposta potrebbe sintetizzarsi in questo modo. Diciamo anche che l’insieme dei partiti, quali sono quelli che costituiscono la Casa della libertà, sono uniti tutti dallo stesso spirito che è quello della gestione del potere, nel bene e nel male. Già solo per questa ragione l’aggregazione di tali partiti riesce a mantenersi più coesa, unita nell’interesse di governare per tutta una legislatura (come è accaduto con l’ultimo governo Berlusconi) e senza rompersi l’osso del collo, nonostante il conflitto di interessi! Poi magari a questo sentimento comune di senso dello Stato e del buon Governo della Cosa Pubblica, si aggiungono gli eventuali incentivi economici provenienti dai propri partiti, oltre quelli già loro spettanti di diritto (ricordiamo che lo stipendio di un parlamentare italiano è quello più alto d’Europa), oltre a privilegi vari (viaggi gratis in treno, in aereo, e tante altre agevolazioni), ed auto blu. Il programma di governo di Berlusconi, propagandato nella campagna elettorale per le politiche del 2001, era sintetizzato su un volantino, stampato su vari colori, in dieci o undici punti, come i dieci comandamenti. Questi ultimi nella società moderna di rado si rispettano, infatti la nostra è una società propensa al furto, alla falsa testimonianza, all’appropriazione della donna o dell’uomo altrui, etc, etc. Per non parlare poi della nomina invana di Dio, a cominciare da certi preti. INSOMMA SE GLI ITALIANI NON RISPETTANO I DIECI COMANDAMENTI, PERCHÈ BERLUSCONI AVREBBE DOVUTO RISPETTARE IL SUO STRIMINZITO PROGRAMMA? Eppure è riuscito a governare per cinque anni. Nel centro sinistra questa propensione al governo non esiste, o quanto meno non nel dna di tutte le anime che lo costituiscono. Vi sono partiti nell’attuale maggioranza che sostiene il buono e paziente Presidente Prodi che hanno un talento innato per l’attività governativa, ed altri, spesso quelli più marginali, che concorrono al governo ancora con la puzzetta sotto il naso, con quella diffidenza critica nei confronti più dei loro partners che dei partiti dell’opposizione. E già! Perché, ad esempio, il partito della Rifondazione Comunista, che nelle istituzioni occupa ruoli e poltrone importanti, a cominciare dalla Presidenza della Camera dei Deputati, non è altro che il tentativo da parte di alcuni ex esponenti del PCI di rifondare, ancora prima della sua scomparsa, il comunismo in Italia. Il partito della Rifondazione Comunista è, dunque, figlio minore del vecchio Partito Comunista Italiano, storicamente allocato all’opposizione per decenni in Italia. E allora come può esserci in Rifondazione Comunista il senso del governare: un partito populista fatto da uomini che salgono sul palco con la vecchia sciarpetta rossa di Berlinguer per denunciare le nefandezze, le porcherie, le ruberie di ogni governo che passa, come può essere maturo per governare, senza egocentrismi e personalismi, un Paese così difficile da amministrare come l’Italia? E allora pensiamo che non sia ascrivibile alcuna colpa a Rifondazione Comunista se non riesce a reggere nell’attuale ruolo, essa è nata per stare vita natural durante all’opposizione. E’ anche meno gravoso tale ruolo del resto. Loro hanno da sempre il pallino di rifondare…..<<Ma cosa c’è da rifondare!?!>> sosteneva una decina di anni fa il Senatore ebolitano Vincenzo Sparano (nato comunista e confluito poi nel PDS e successivamente nei DS). E le altre anime della coalizione? L’Udeur è un buon cavallo di razza, nel senso che ha una buona propensione al governo e soprattutto alla occupazione di poltrone e cariche. Ma sovente fa il gioco dell’ago della bilancia. Gioco periglioso soprattutto per il numero risicato dei seggi in Senato. Ed, inoltre, Italia dei Valori? La Rosa?, i neo Socialisti?, i Verdi?..... Tante voci. Troppe voci in capitolo. Spaccati sulla politica previdenziale e sul welfare, sulle riforme costituzionali, sui dico e pacs, sulla finanziaria, sull’indulto,etc, e sull’ ultimo terribile scoglio di questi giorni: la delicata riforma elettorale. Ciò che ha contribuito ulteriormente ad esacerbare gli animi è stato il dialogo apertosi tra i leader dei due nuovi grandi partiti, il Partito Democratico ed il Partito della Libertà, Veltroni e Berlusconi, proprio sulla riforma elettorale che, sia essa improntata alla francese o alla tedesca o alla spagnola, è un bene che si faccia subito nell’interesse della democrazia. E’, dunque, per queste ragioni che stravincerebbe il centro destra alle prossime elezioni, soprattutto se andassimo a votare oggi e senza una nuova legge elettorale, chiara, che restituisca dignità e ruolo ai partiti ed ai candidati, col ripristino del voto di preferenza! E poi attenzione amici e compagni del centro sinistra! Gli italiani vogliono una maggioranza che governi in maniera unitaria. I vostri antagonisti una volta vinte le elezioni faranno quadrato tra loro, probabilmente porteranno a termine con profitto anche alcune cose buone avviate da Prodi, rivendicandone i meriti, e stravinceranno anche alle successive elezioni! Meditate onorevoli! Meditate!
Le Forche Caudine.
LIBERTA’ DI PENSIERO E DI STAMPA IN CAMERUN: UNA CHIMERA.
A nostro modo di vedere nella società di oggi esercitare la professione del giornalista, anche nei Paesi a cui si attribuisce il più alto grado di democrazia, è diventata cosa ardua. E così anche in Italia lo è stato in maniera sfacciatamente evidente dal 2001 al 2006, tanto per citare solo due esempi per tutti, nei riguardi di, Enzo Biagi e Michele Santoro. E l’Italia è una Paese che è considerato nel mondo un modello di democrazia, nonostante tutto. Abbiamo letto su un giornale qualche giorno fa della spiacevole storia accaduta ad un giornalista trentenne in Camerun. Egli, per aver denunciato i ricatti sessuali di alcuni ministri ed alti funzionari, che approfittavano delle difficili condizioni economiche dei ragazzi coinvolti, ha pagato a caro prezzo il suo coraggio: Jean Claude Mbede era direttore di una importante emittente radiofonica, Radio Liberté, emittente il cui unico obiettivo era quello di trasmettere il sentimento della libertà di stampa. Ora J.C. Mbede non lavora più, è stato cacciato dalla televisione di Stato e dai media privati vicini al regime. Quando si è divulgata la notizia dell’espulsione del giornalista, molti ragazzi hanno iniziato a denunciare apertamente gli abusi subiti da parte di alcuni uomini politici di rilievo, e molti giornalisti che avevano raccolto tali testimonianze di denuncia, di libertà e di difesa, sono stati arrestati, e molti giornali sono stati costretti a chiudere i battenti per le ingenti sanzioni ricevute. Il giornalista ha chiesto in Italia, attraverso la ONG Anforma e all’ associazione Greenaccord, aiuto a dimostrare che i giornalisti possono e devono parlare con libertà di pensiero, perché questo è il mestiere del giornalista obiettivo, quello di raccontare con la massima obiettività e libertà ciò che accade nel mondo. Jean Claude Mbede si è rivolto all’ Italia, un Paese in cui, però, è ancora difficile fare giornalismo nel modo in cui egli lo intende. Un Paese che ha oscurato pilastri come Enzo Biagi, col “Fatto”, e Michele Santoro. Con tante scuse da parte dei dirigenti RAI e tante promesse e proposte di nuovi contratti, magari in seconda serata, o magari su un altro canale….. per poi farli tornare dopo anni in televisione, al cambio della guardia. E si, è difficile raccontare obiettivamente la notizia, sia essa politica, sia essa di cronaca. E’ difficile quando in un Paese come l’ Italia vi erano i cinque canali più importanti nelle mani di un solo cavaliere (si è salvata solo RAI 3), e testate giornalistiche, ed emittenti radiofoniche, tutti in mano ad un solo padrone. Ma fortunatamente l’Italia è, ed è rimasto anche negli anni bui del cavaliere, un Paese democratico, in cui esistono ancora televisioni e giornali liberi, che nel recente passato hanno denunciato le distorsioni del governo Berlusconi, come oggi criticamente risaltano le baruffe all’interno della maggioranza di centro sinistra, che fatica sempre di più ad andare avanti. Deve essere libero un giornalista: libero di far capire al lettore ciò che sta realmente accadendo in questa nostra nazione, libero, anche, di avere il coraggio di usare il giusto metro per valutare, sul piano politico, un avvenimento. E’ sacrosanta la simpatia verso una certa corrente politica, o l’appartenenza organica ad un partito. Ma nella notizia tutto ciò non deve trasparire, o non in maniera volgarmente plateale (Emilio Fede – TG4). L’asservimento rende poco credibile il giornalista e sfiducia il lettore, consapevole che ciò che sta leggendo non è obiettivo, non sempre corrispondente al vero, mentre la libertà di pensiero ha un valore inestimabile perché rende libero chi scrive e chi legge, facendoli sentire parte di una società più giusta ed onesta.
Le forche caudine
La televisione e l'informazione
"Questo strumento può insegnare, può illuminare…, può anche essere fonte di ispirazione, ma può farlo solo ed esclusivamente se l’essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi, altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola.
Buona notte e buona fortuna!!" (Ed Murrow, giornalista storico della CBS) conduttore del programma: "See it now", durante il quale, negli anni '50, attaccò il senatore americano Joseph McCarthy per il suo atteggiamento persecutorio nei confronti dei dissidenti presunti comunisti.)
Al giornalista Ed Murrow, noto già per i suoi servizi girati durante la seconda guerra mondiale, l'attore - regista Geroge Clooney ha dedicato il film "Good night and good luck", ispirandosi, per il titolo, alla celebre frase con cui il giornalista salutava abitualmente i suoi telespettatori.
Il film, peraltro girato con un budget finanziario ridotto, affronta il tema della televisione, del suo ruolo di servizio pubblico realizzabile solo attraverso un' informazione corretta, coraggiosa e indipendente. Esso attacca frontalmente ed efficacemente un certo modo di fare televisione che abdica al ruolo di servizio pubblico, rinunciando ad informare, ad illuminare e ad ispirare, preferendo distrarre, ingannare ed isolare dalla realtà, con vacui programmi di sterile intrattenimento, i telespettatori.
Si tratta di un messaggio di grande e straordinaria attualità. Le parole di Ed Murrow (che nel film viene interpretato da David Straithar), riportate sotto il titolo del post, furono pronunciate nei primi anni '50, ai tempi del retrivo maccartismo che non risparmiò neppure personaggi illustri, come Chaplin, che venne espulso dall'America per le sue presunte simpatie comuniste. Era un periodo in cui essere comunista, negli States, significava essere un criminale e comportava gravi persecuzioni che si ritorcevano anche sui familiari del sospettato.
Quella voluta da Murrow è una televisione di denuncia delle storture e degli abusi del potere politico. E' una televisione che rifiuta di distrarre il pubblico con insulsi programmi di frivolo intrattenimento . Anche noi, in Italia, stiamo vedendo, da ormai troppo anni, gli effetti nefasti di una televisione che non adempie più alla sua funzione di servizio pubblico. Le recenti trasmissioni di Benigni e di Celentano hanno costituito delle isolate e rare eccezioni alla regola. Il nostro è un paese nel quale si è preferito censurare Biagi, Santoro e tanti altri, si è preferito allontanarli dagli schermi televisivi, per far posto a programmi di discutibile valore culturale, quali "Il grande fratello", “L'isola dei famosi" etc.
Il nostro è stato per molto tempo un Paese nel quale si è compiuto un vero e proprio "maccartismo" ai danni dei padri nobili del nostro giornalismo giornalismo, come Montanelli e Biagi, senza che nessuno proferisse parola o si spendesse più di tanto perché fossero reintegrati nei loro posti e nei loro ruoli.
Il nostro, insomma, è un Paese nel quale, come affermava Murrow, troppo spesso la televisione "non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola.", perchè ha ormai rinunciato ad "insegnare, ad illuminare, e ad essere fonte di ispirazione".
Le Forche Caudine
Riportiamo qui di seguito le parole di Ed Murrow, desunte dal film "Good night and good luck!".
“E' mio desiderio e mio dovere parlare a tutti voi apertamente di ciò che sta accadendo alla radio e alla televisione.E se quello che dico è “responsabile”, allora io solo sono da ritenere responsabile. La nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia, e se fra cinquanta o cento anni degli storici vedranno le registrazioni settimanali di tutti e tre i nostri network, si ritroveranno di fronte a immagini in bianco e nero o a colori, prova della decadenza, della vacuità e dell’isolamento dalla realtà del mondo in cui viviamo. Al momento attuale siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti. C’è un’allergia insita in noi alle notizie spiacevoli e disturbanti e i nostri mass media riflettono questa tendenza. Ma… se non riconosciamo che la televisione, soprattutto, viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci e isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora si renderà conto di questa realtà quando ormai sarà troppo tardi per rimediare.
Ho iniziato dicendo che la storia la facciamo noi: se continueremo così, la storia prima o poi si vendicherà e il castigo non impiegherà molto ad arrivare. Una volta tanto elogiamo l’importanza delle idee e dell’informazione. Sogniamo anche che una qualche domenica sera lo spazio (televisivo) sia occupato da un attento sondaggio sullo stato dell’istruzione in America e che, una o due settimane dopo, lo spazio televisivo sia dedicato ad uno studio approfondito della politica americana in Medio Oriente. Forse l’immagine dei rispettivi sponsor ne risulterebbe danneggiata, forse i loro azionisti si infurierebbero e si lamenterebbero. Che cosa potrebbe succedere, oltre al fatto che qualche milione di persone sarebbe più informato su argomenti che possono determinare il futuro di questo Paese….? A coloro che dicono: << la gente non starebbe a guardare, non sarebbe interessata, è troppo compiaciuta, indifferente e isolata >>, io posso solo rispondere: << ci sono, secondo la mia opinione, delle prove inconfutabili contro questa tesi, ma anche se avessero ragione, che cosa avrebbero da perdere. Perché se avessero ragione e questo strumento (la televisione) non servisse a nulla, se non ad intrattenere, a divertire e a isolare, i suoi effetti positivi si starebbero dissolvendo e presto la nostra battaglia sarebbe perduta >>. Questo strumento può insegnare, può illuminare…, può anche essere fonte di ispirazione, ma può farlo solo ed esclusivamente se l’essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi, altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola”.
Il flop della scuola italiana: una crisi davvero irreversibile?
È triste dover leggere che la scuola italiana versa in uno stato di crisi senza precedenti, collocandosi tra gli ultimi posti delle classifiche internazionali, al di sotto non solo della grandi nazioni industrializzate europee, ma anche di Paesi coma Lituania, Slovenia, Croazia, Cina, Hong Long e così via.
Il problema, però, è reale ed investe non solo l’aspetto didattico – cognitivo, quanto soprattutto quello etico e comportamentale in cui la scuola ha evidenziato, a nostro avviso, le maggiori lacune, perdendo, negli ultimi decenni, quella serietà e quella autorevolezza che l’avevano caratterizzata in passato. Ciò è accaduto non tanto perché la scuola non ha saputo stare al passo con i tempi (questo è vero solo in parte), ma soprattutto perché non è stata capace di imprimere quella spinta morale necessaria che doveva scaturire da una responsabilizzazione reale e forte dell’allievo di fronte alle sue azioni e nell’ambito dei suoi rapporti con compagni ed adulti. Essa è incorsa, di volta in volta, in due tipi di eccessi: in qualche caso ha evidenziato un’eccessiva rigidità ed un vero e proprio distacco, in tema di rapporti umani, tra docenti ed alunni; in tanti altri casi, invece, ha peccato, forse, di eccessivo buonismo, per non dire lassismo, sterile e fine a se stesso, consentendo, ad esempio, che discipline scolastiche venissero ogni anno trascurate da molti alunni; garantendo la promozione per tutti e cinque gli anni della scuola superiore con due, tre o, nel peggiore dei casi, quattro debiti; tollerando, forse par paura, ma più spesso per inerzia, comportamenti che andavano invece stigmatizzati e sanzionati. Nell’uno e nell’altro caso la scuola ha trasmesso ai giovani il messaggio fuorviante e pericoloso che niente debba essere meritato, anzi che tutto sia loro dovuto. Spesso, però, i docenti hanno in modo ancora più diretto, assunto comportamenti non professionali e, quindi, non degni della loro funzione. Alcuni, perdendo troppo facilmente la pazienza, si sono spinti fino al punto di inveire contro gli alunni con parole ingiuriose ed umilianti. Altri, non di rado, dimentichi del loro ruolo di educatori, per motivi il più delle volte banali, sono giunti al punto di criticarsi a vicenda e di scontrarsi, proponendo agli stessi alunni un pessimo esempio. Riteniamo, ovviamente, che sul piano della gestione delle dinamiche educative della classe nulla sia più miserevole e degradante di questo modo di fare. Molte volte, però, i docenti, anche quei tanti seri e qualificati su cui la scuola italiana può contare, da un lato, hanno visto il loro ruolo istituzionale progressivamente sbiadirsi, dal punto di vista economico, ma, soprattutto, dal punto di vista professionale e sociale, dall’altro hanno cominciato ormai da tempo ad avvertire il peso di una responsabilità, spesso non compresa e sottovalutata, se non in qualche caso osteggiata, da chi è estraneo al mondo della scuola. Tuttavia, pur in presenza di difficoltà così nette ed evidenti, non crediamo che la crisi in cui oggi versa la nostra scuola sia irreversibile. Dei passi avanti, a livello istituzionale e centrale, sono stati compiuti, attraverso l’adozione di provvedimenti legislativi volti a rendere più qualificante il ruolo della scuola e di chi vi opera (si pensi alla riforma degli esami di maturità, alla rimodulazione delle modalità e dei tempi del recupero dei debiti formativi, alle circolari sull’uso dei cellulare in classe, nonché a quelle relative ai doveri ed ai comportamenti degli insegnanti). Questo è senza dubbio un buon viatico e potrebbe contribuire al superamento di questa situazione di stallo in cui versa la nostra scuola, purché sia accompagnato, anzi sorretto e sostenuto, dall’autorevolezza, dalla serietà e dalla professionalità degli insegnanti e dei loro comportamenti.
Le Forche Caudine
I docenti: chi sono costoro?
..... Beato te che hai tre mesi all'anno di ferie ..... La vostra categoria lavora solo 4 - 5 ore al giorno ..... Non sai dialogare con gli altri ..... Non sai motivare gli alunni ..... Non sai valorizzare gli alunni ..... Quello "mi tiene sopra l'occhio" ..... Non sei al passo con i tempi ..... Corri troppo con il programma ..... Non fai mai niente ..... Non sai spiegare ..... Pensi solo a spiegare ..... Vi pagano troppo ..... Siete sottopagati
..... bla bla bla.... E si potrebbe continuare all'infinito.
Una categoria spesso malvista, quella dei docenti, a cui si rimprovera tutto e il contrario di tutto, per colpa della disinformazione, ma qualche volta, è giusto dirlo, anche per colpa di coloro che tale categoria rappresentano.
Eppure, gli insegnanti (non importa quale sia il grado e l'ordine di scuola) sono in genere (salvo eccezioni, a mio avviso, rare) sempre lì, al loro posto, a "battagliare" , anche se con certosina pazienza, qualche volta a sgridare, qualche volta a sollecitare e ad incoraggiare. Sono il più delle volte pronti anche a barcamenarsi tra mille difficoltà, spesso strutturali e logistiche, pur di portare avanti il loro lavoro.
Essi devono concentrare in un'unica persona professioni e ruoli diversi che vanno dall' insegnante al padre, dal missionario al consigliere e allo psicologo. Gli insegnanti spesso sono tutto questo nello stesso momento e nella stessa circostanza, anche se non sanno o non si accorgono di esserlo (magari è proprio questo che rende più interessante la loro professione).
Eh già ! E' un mestiere non facile quello degli insegnanti, anzi gravoso, ma, a nostro avviso, sempre piacevole e coinvolgente al punto che, alle volte, ci si dimentica dei problemi per apprezzare i brevi momenti di gioia e le piccole, ma non per questo insignificanti, soddisfazioni che la scuola, per fortuna, di tanto in tanto loro procura.
Le Forche Caudine
IL PERSONAGGIO
Claudio: l’imperatore rivalutato dalla storiografia moderna
Il 24 gennaio del 41 d.C., durante le feste augustali, dopo tre anni, dieci mesi e otto giorni, venne ucciso Caligola, l’imperatore forse più pazzo, che la storia romana ricordi. Morì per mano del tribuno dei pretoriani Cassio Cherea, che l’imperatore era solito schernire ed insultare, e di Cornelio Sabino. Il primo lo colpì alla testa con una spada, l’altro al petto. L’opera venne “completata” da altri congiurati, tra cui alcuni senatori e cavalieri. Come ripercorrendo il film della uccisione di Cesare, i congiurati felici per il successo di questa terza congiura contro il dominus della politica romana, gridarono per le strade dell’ urbe:“Roma libera, Roma libera”. All’inizio, avvezzo alle folli stranezze di Caligola, i Romani ne accolsero l’annuncio della morte senza alcuna reazione, credendo che non fosse veritiero e che lo stesso imperatore avesse diffuso ad arte quella notizia per poi uccidere tutti coloro che avessero esultato.
Salì, dunque, al potere Claudio, o meglio Tiberio Claudio Nerone, fratello di Germanico e, quindi, zio dell’imperatore ucciso. Egli governò Roma dal 41 al 54 d.C. .
Raccolta un’eredità difficile, ulteriormente aggravata dalla crisi economica provocata dalle folli spese del suo predecessore, Claudio cercò di attuare fin dall’inizio del suo principato una politica volta a restaurare l’equilibrio istituzionale e sociale che aveva già caratterizzato il periodo augusteo, In tale direzione andava, dunque, il tentativo, da lui intrapreso di avviare una proficua collaborazione con il Senato ed un’attività diplomatica anche nei confronti dell’esercito. Tuttavia, non riuscì nel suo intento soprattutto, ma non solo, a causa delle sempre crescenti ostilità e diffidenze del Senato romano.
Per questa ragione, abbandonando l’iniziale suo progetto politico, mirò a consolidare l’appoggio dell’esercito e conferì alla sua azione politica un aspetto dispotico e tirannico. Dette vita ad una efficiente burocrazia di corte, tenuta in piedi da un ampio numero di liberti e volle estendere la cittadinanza ed il rango senatorio a molti abitanti delle province, rendendo il senato un organismo sempre più “universale” e sempre meno italico. Questo provvedimento era anche dettato dal progetto di Claudio indebolire, di fatto, il potere della classe aristocratica, per favorire la burocrazia imperiale da lui creata. Attraverso un’accorta politica economica, riuscì a risanare in parte le finanze, dissestate dal suo predecessore. Questo risanamento consente a Claudio di realizzare diverse opere pubbliche, come la costruzione di un acquedotto, già avviata sotto Caligola, e l’ampliamento del porto di Ostia.
Sul piano politico – militare, a questo imperatore va attribuita anche la conquista di nuove regioni, come la Mauritania, nel 42 d.C., la Britannia, nel 43 d.C., la Giudea, nel 44 d.C., con la conseguente creazione di nuove province, quali la Tracia, la Giudea, la Licia e la Mauritania.
Tuttavia, i risultati politici vennero rapidamente offuscati dagli scandali e dalla corruzione di corte, che videro coinvolte anche personalità della famiglia imperiale. Ad esempio, Claudio, irretito dai liberti che costituivano un elemento importante della potente burocrazia imperiale, fece condannare a morte la sua prima moglie Messalina. Successivamente, prese in moglie Agrippina, sorella del defunto Caligola, vedova e madre di Lucio Domizio Nerone. Proprio questa donna fu la causa della sua morte. Infatti, ella, dopo indebolito l’influenza dei liberti coinvolti da Claudio alle più alte cariche, e dopo aver persuaso il marito a designare come suo successore proprio il figlio Nerone, lo avvelenò, accelerando, così, la proclamazione del figlio Nerone da parte dei pretoriani.
Le Forche Caudine
DAL PROSSIMO NUMERO NUOVI SPAZI !!
Il nostro giornalino web è nato prevalentemente per esternare le nostre modeste riflessioni critiche, nel bene o nel male, sulle vicende politiche del nostro Paese, e, perché no, sulla politica della nostra bella regione Campania e della cittadina da cui vi scriviamo, Eboli. Tuttavia, leggendo il primo numero lanciato nella rete venerdì scorso, ci siamo accorti della totale assenza di alcune tematiche importanti e che potrebbero risultare interessanti, quali la musica, lo spettacolo, il cinema, la lettura. Abbiamo inserito, già in questo numero, uno spazio riservato ad un personaggio storico famoso. Abbiamo pensato, inoltre, ad altre due rubrichette: una inerente, a rotazione, ad un argomento di musica, di spettacolo e di cinema ed una dedicata alla lettura. L’idea era quella di partire già da questo numero, ma per motivi di tempo, legati al lavoro, non siamo riusciti a realizzarle. Buona lettura, e buon fine settimana.
December 01 introduzione e indice n.0LE FORCHE CAUDINE
numero 0
e......vvvvvvvaiiiii!!!!!!
Esce oggi, venerdì 30 novembre, il primo numero de "Le forche caudine" con un numero di articoli, o di post, per usare un linguaggio più tecnico, ridotto rispetto a quello che caratterizzerà i numeri successivi.
Vi invitiamo a visitare il nostro periodico web e, nel darvi appuntamento a venerdì prossimo per un nuovo numero, vi auguriamo una buona lettura.
A presto!!
Fabio & Carlo Manzione
(Le forche caudine)
In questo numero abbiamo trattato i seguenti argomenti:
post n.1 - Gabriele Sandri: una morte assurda
post n.2 - Il partito degli Ultràs
post n.3 - Fusse che fusse la volta buona? Accordi politici e riforme elettorali
post n.4 - Conversazione tra amici - disoccupazione
post n.5 - Perché il nuovo partito libero?
Gabriele SandriGABRIELE SANDRI: una morte assurda
Quella di domenica 11 novembre 2007 è stata una pessima giornata per il nostro calcio, per l'ordine pubblico e per il nostro Paese.
Quella mattina, intorno alle nove, è rimasto ucciso, in modo drammatico e secondo una dinamica che speriamo sia accertata il prima possibile, il tifoso laziale Gabriele Sandri.
Il rammarico e lo sdegno per questa vita stroncata sono ancora forti, anche perché quello che sembrava essere stato "un tragico errore", stando alle prime ricostruzioni trasmesse sui media, non solo ha provocato la morte di un giovane, ma ha anche determinato le scene di guerriglia scatenate da persone che si sono sentite "legittimate" a compiere atti di violenza o a provocare incidenti e tafferugli che certamente il tifoso ucciso (descritto concordemente da tutti i suoi amici e conoscenti come una persona assolutamente tranquilla e non violenta) non avrebbe voluto e a cui non avrebbe partecipato.
Il calcio (e tutto ciò che vi ruota intorno) in un Paese forse troppo malato come il nostro, dovrebbe essere qualcosa di ben diverso! Sarebbe probabilmente una folle utopia sperare che esso possa riunire gli Italiani attorno ad una sana passione comune, anche se da tifoserie opposte, ma certamente non dovrebbe produrre ciò che oggi ha prodotto. E' assurdo danneggiare strade, auto e negozi, ma è ancora più assurdo morire di calcio a 28 anni!!
Tutti dovremmo meditare su quanto è successo quel giorno e più di qualcuno dovrebbe darsi una regolata!!
Le forche caudine Il partito degli ultràsIL PARTITO DEGLI ULTRAS
Chi sono oggi gli ultras in Italia? Intanto, sostengono molti studiosi del fenomeno sociologico, sono figli di una antipolitica dilagante, di una antipolitica derivante certamente dalla scomparsa di due grandi partiti fondati su diversi grandi principi, religiosi, sociali ed economici, quali la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista. I partiti contemporanei sono eredi del bagaglio elettorale (e non sempre anche culturale) dei vecchi partiti, ma privi di principi fondamentali su cui poggiare la propria fede, la propria militanza. Si opera una scelta nella cabina elettorale facendosi condizionare più dal colore caratterizzante il simbolo di quello e di quell’altro partito, o magari da qualche promessa, che non dai valori o dalle basi a cui si ispirano tali movimenti, perché spesso dei veri principi a cui fare riferimento non esistono. Esistono solo delle etichette, due indicatori di direzione, uno va verso sinistra l’altro verso destra. E quindi l’assenza di riferimenti genera il distacco dei giovani dai partiti politici, in cui peraltro mancano organicamente dei movimenti giovanili, così come c’erano nel PCI, con la Federazione dei giovani comunisti, e nella DC, come anche nel PSI col Movimento giovanile socialista. Oggi non vi è più aggregazione giovanile nei partiti, o comunque non nella misura in cui era prima. Vi è distacco, indifferenza, qualunquismo e, quindi, antipolitica.
. Le forche caudine |
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