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8 décembre

Le Forche Caudine n.1

 

Le Forche Caudine, numero 1

 

Pubblichiamo, come preannunciato il nuovo numero de Le Forche Caudine.

   

Post n. 1:    PERCHE’ SE CADE IL GOVERNO PRODI STRAVINCE IL CENTRO DESTRA?

Post n. 2:    LIBERTA’ DI PENSIERO E DI STAMPA IN CAMERUN: UNA CHIMERA.

Post n. 3:    LA  TELEVISIONE E L’INFORMAZIONE.

Post n. 4:    IL FLOP DELLA SCUOLA ITALIANA: UNA CRISI DAVVERO IRREVERSIBILE?

Post n. 5:    I DOCENTI: CHI SONO COSTORO?

Post  n 6:    IL PERSONAGGIO - CLAUDIO: L’IMPERATORE RIVALUTATO DALLA

                   DALLA STORIOGRAFIA MODERNA.

Post  n. 7    DAL PROSSIMO NUMERO NUOVI SPAZI !!

 

 

PERCHE’ SE CADE IL GOVERNO PRODI STRAVINCE IL CENTRO DESTRA?  

 

 

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Innanzitutto perché la coalizione di centro destra è nata con l’obiettivo preciso (ed unico) di governare, e di farlo a tutti i costi. La risposta potrebbe sintetizzarsi in questo modo.

Diciamo anche che l’insieme dei partiti, quali sono quelli che costituiscono la Casa della libertà, sono uniti tutti dallo stesso spirito che è quello della gestione del potere, nel bene e nel male. Già solo per questa ragione l’aggregazione di tali partiti riesce a mantenersi più coesa, unita nell’interesse di governare per tutta una legislatura (come è accaduto con l’ultimo governo Berlusconi) e senza rompersi l’osso del collo, nonostante il conflitto di interessi! Poi magari a questo sentimento comune di senso dello Stato e del buon Governo della Cosa Pubblica, si aggiungono gli eventuali incentivi economici provenienti dai propri partiti, oltre quelli già loro spettanti di diritto (ricordiamo che lo stipendio di un parlamentare italiano è quello più alto d’Europa), oltre a privilegi vari (viaggi gratis in treno, in aereo, e tante altre agevolazioni), ed auto blu.

Il programma di governo di Berlusconi, propagandato nella campagna elettorale per le politiche del 2001, era sintetizzato su un volantino, stampato su vari colori, in dieci o undici punti, come i dieci comandamenti. Questi ultimi nella società moderna di rado si rispettano, infatti la nostra è una società propensa al furto, alla falsa testimonianza, all’appropriazione della donna o dell’uomo altrui, etc, etc. Per non parlare poi della nomina invana di Dio, a cominciare da certi preti. INSOMMA SE GLI ITALIANI NON RISPETTANO I DIECI COMANDAMENTI, PERCHÈ BERLUSCONI AVREBBE DOVUTO RISPETTARE IL SUO STRIMINZITO PROGRAMMA? Eppure è riuscito a governare per cinque anni.

Nel centro sinistra questa propensione al governo non esiste, o quanto meno non nel dna di tutte le anime che lo costituiscono.

Vi sono partiti nell’attuale maggioranza che sostiene il buono e paziente Presidente Prodi che hanno un talento innato per l’attività governativa, ed altri, spesso quelli più marginali, che concorrono al governo ancora con la puzzetta sotto il naso, con quella diffidenza critica nei confronti più dei loro partners che dei partiti dell’opposizione.

E già! Perché, ad esempio, il partito della Rifondazione Comunista, che nelle istituzioni occupa ruoli e poltrone importanti, a cominciare dalla Presidenza della Camera dei Deputati, non è altro che il tentativo da parte di alcuni ex esponenti del PCI di rifondare, ancora prima della sua scomparsa, il comunismo in Italia. Il partito della Rifondazione Comunista è, dunque, figlio minore del vecchio Partito Comunista Italiano, storicamente allocato all’opposizione per decenni in Italia. E allora come può esserci in Rifondazione Comunista il senso del governare: un partito populista fatto da uomini che salgono sul palco con la vecchia sciarpetta rossa di Berlinguer  per denunciare le nefandezze, le porcherie, le ruberie di ogni governo che passa, come può essere maturo per governare, senza egocentrismi e personalismi, un Paese così difficile da amministrare come l’Italia?

E allora pensiamo che non sia ascrivibile alcuna colpa a Rifondazione Comunista se non riesce a reggere nell’attuale ruolo, essa è nata per stare vita natural durante all’opposizione. E’ anche meno gravoso tale ruolo del resto. Loro hanno da sempre il pallino di rifondare…..<<Ma cosa c’è da rifondare!?!>> sosteneva una decina di anni fa il Senatore ebolitano Vincenzo Sparano (nato comunista e confluito poi nel PDS e successivamente nei DS).

E le altre anime della coalizione? L’Udeur è un buon cavallo di razza, nel senso che ha una buona propensione al governo e soprattutto alla occupazione di poltrone e cariche. Ma sovente fa il gioco dell’ago della bilancia. Gioco periglioso soprattutto per il numero risicato dei seggi in Senato. Ed, inoltre, Italia dei Valori? La Rosa?, i neo Socialisti?, i Verdi?..... Tante voci. Troppe voci in capitolo.

Spaccati sulla politica previdenziale e sul welfare, sulle riforme costituzionali, sui dico e pacs, sulla finanziaria, sull’indulto,etc,  e sull’ ultimo terribile scoglio di questi giorni: la delicata riforma elettorale.

Ciò che ha contribuito ulteriormente ad esacerbare gli animi è stato il dialogo apertosi tra i leader dei due nuovi grandi partiti, il Partito Democratico ed il Partito della Libertà, Veltroni e Berlusconi, proprio sulla riforma elettorale che, sia essa improntata alla francese o alla tedesca o alla spagnola, è un bene che si faccia subito nell’interesse della democrazia.

E’, dunque, per queste ragioni che stravincerebbe il centro destra alle prossime elezioni, soprattutto se andassimo a votare oggi e senza una nuova legge elettorale, chiara, che restituisca dignità e ruolo ai partiti ed ai candidati, col ripristino del voto di preferenza!

E poi attenzione amici e compagni del centro sinistra! Gli italiani vogliono una maggioranza che  governi in maniera unitaria. I vostri antagonisti una volta vinte le elezioni faranno quadrato tra loro, probabilmente porteranno a termine con profitto anche alcune cose buone avviate da Prodi, rivendicandone i meriti, e stravinceranno anche alle successive elezioni!

Meditate onorevoli!  Meditate!

 

                                                                                                            Le Forche Caudine.

 

 

 

     LIBERTA’ DI PENSIERO E DI STAMPA IN CAMERUN: UNA CHIMERA.

 

A nostro modo di vedere nella società di oggi esercitare la professione del giornalista, anche nei Paesi a cui si attribuisce il più alto grado di democrazia, è diventata cosa ardua.

E così anche in Italia lo è stato in maniera sfacciatamente evidente dal 2001 al 2006, tanto per citare solo due esempi per tutti, nei riguardi di, Enzo Biagi e Michele Santoro.

E l’Italia è una Paese che è considerato nel mondo un modello di democrazia, nonostante tutto.

Abbiamo letto su un giornale qualche giorno fa della spiacevole storia accaduta ad un giornalista trentenne in Camerun. Egli, per aver denunciato i ricatti sessuali di alcuni ministri ed alti funzionari, che approfittavano delle difficili condizioni economiche dei ragazzi coinvolti, ha pagato a caro prezzo il suo coraggio: Jean Claude Mbede era direttore di una importante emittente radiofonica, Radio Liberté, emittente il cui unico obiettivo era quello di trasmettere il sentimento della libertà di stampa. Ora J.C. Mbede non lavora più, è stato cacciato dalla televisione di Stato e dai media privati vicini al regime. Quando si è divulgata la notizia dell’espulsione del giornalista, molti ragazzi  hanno iniziato a denunciare apertamente gli abusi subiti da parte di alcuni uomini politici di  rilievo, e molti giornalisti che avevano raccolto tali testimonianze di denuncia, di libertà e di difesa, sono stati arrestati, e molti giornali sono stati costretti a chiudere i battenti per le ingenti sanzioni ricevute.

Il giornalista ha chiesto in Italia, attraverso la ONG Anforma e all’ associazione Greenaccord, aiuto a dimostrare che i giornalisti possono e devono parlare con libertà di pensiero, perché questo è il mestiere del giornalista obiettivo, quello di raccontare con la massima obiettività e libertà ciò che accade nel mondo.

Jean Claude Mbede si è rivolto all’ Italia, un Paese in cui, però, è ancora difficile fare giornalismo nel modo in cui egli lo intende. Un Paese che ha oscurato pilastri come Enzo Biagi, col “Fatto”, e Michele Santoro. Con tante scuse da parte dei dirigenti RAI e tante promesse e proposte di nuovi contratti, magari in seconda serata, o magari su un altro canale….. per poi farli tornare dopo anni in televisione, al cambio della guardia.

E si, è difficile raccontare obiettivamente la notizia, sia essa politica, sia essa di cronaca. E’ difficile quando in un Paese come l’ Italia vi erano i cinque canali più importanti nelle mani di un solo cavaliere (si è salvata solo RAI 3), e testate giornalistiche, ed emittenti radiofoniche, tutti in mano ad un solo padrone.

Ma fortunatamente l’Italia è, ed è rimasto anche negli anni bui del cavaliere, un Paese democratico, in cui esistono ancora televisioni e giornali liberi, che nel recente passato hanno denunciato le distorsioni del governo Berlusconi, come oggi criticamente risaltano le baruffe all’interno della maggioranza di centro sinistra, che fatica sempre di più ad andare avanti.

Deve essere libero un giornalista: libero di far capire al lettore ciò che sta realmente accadendo in questa nostra nazione, libero, anche, di avere il coraggio di usare il giusto metro per valutare, sul piano politico, un avvenimento. E’ sacrosanta la simpatia verso una certa corrente politica, o l’appartenenza organica ad un partito. Ma nella notizia tutto ciò non deve trasparire, o non in maniera volgarmente plateale (Emilio Fede – TG4).

L’asservimento rende poco credibile il giornalista e sfiducia il lettore, consapevole che ciò che sta leggendo non è obiettivo, non sempre corrispondente al vero, mentre la libertà di pensiero ha un valore inestimabile perché rende libero chi scrive e chi legge, facendoli sentire parte di una società più giusta ed onesta.

 

                                                                                                            Le forche caudine

 

 

                                                       La televisione e l'informazione

 

"Questo strumento può insegnare, può illuminare…, può anche essere fonte di ispirazione,

ma può farlo solo ed esclusivamente se l’essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi,

altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola.

 

Buona notte e buona fortuna!!"

(Ed Murrow, giornalista storico della CBS)

conduttore del programma: "See it now", durante il quale, negli anni '50,

attaccò il senatore americano Joseph McCarthy per il suo atteggiamento persecutorio

nei confronti dei dissidenti presunti comunisti.)

 

 

 

Ed Murrowmurrowedwar

 

Al giornalista Ed Murrow, noto già per i suoi servizi girati durante la seconda guerra mondiale, l'attore - regista Geroge Clooney ha dedicato il film "Good night and good luck", ispirandosi, per il titolo, alla celebre frase con cui il giornalista salutava abitualmente i suoi telespettatori.

 

Il film, peraltro girato con un budget finanziario ridotto, affronta il tema della televisione, del suo ruolo di servizio pubblico realizzabile solo attraverso un' informazione corretta, coraggiosa e indipendente. Esso attacca frontalmente ed efficacemente un certo modo di fare televisione che abdica al ruolo di servizio pubblico, rinunciando ad informare, ad illuminare e ad ispirare, preferendo distrarre, ingannare ed isolare dalla realtà, con vacui programmi di sterile intrattenimento, i telespettatori.

Si tratta di un messaggio di grande e straordinaria attualità.

Le parole di Ed Murrow  (che nel film viene interpretato da David Straithar), riportate sotto il titolo del post, furono pronunciate nei primi anni '50, ai tempi del retrivo maccartismo che non risparmiò neppure personaggi illustri, come Chaplin, che venne espulso dall'America per le sue presunte simpatie comuniste. Era un periodo in cui essere comunista, negli States, significava essere un criminale e comportava gravi persecuzioni che si ritorcevano anche sui familiari del sospettato.

 

Quella voluta da Murrow è una televisione di denuncia delle storture e degli abusi del potere politico. E' una televisione che rifiuta di distrarre il pubblico con insulsi programmi di frivolo intrattenimento .

Anche noi, in Italia, stiamo vedendo, da ormai troppo anni, gli effetti nefasti di una televisione che non adempie più alla sua funzione di servizio pubblico. Le recenti trasmissioni di Benigni e di Celentano hanno costituito delle isolate e rare eccezioni alla regola. Il nostro è un paese nel quale si è preferito censurare Biagi, Santoro e tanti altri, si è preferito allontanarli dagli schermi televisivi, per far posto a programmi di discutibile valore culturale, quali "Il grande fratello", “L'isola dei famosi" etc.

 

Il nostro è stato per molto tempo un Paese nel quale si è compiuto un vero e proprio "maccartismo" ai danni dei padri nobili del  nostro giornalismo giornalismo, come Montanelli e Biagi,  senza che nessuno proferisse parola o si spendesse più di tanto perché fossero reintegrati nei loro posti e nei loro ruoli.

 

 Il nostro, insomma, è un Paese nel quale, come affermava Murrow, troppo spesso la televisione "non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola.", perchè ha ormai rinunciato ad "insegnare, ad illuminare, e ad  essere fonte di ispirazione".

                                                                                                             

                                                                                     Le Forche Caudine

Riportiamo qui di seguito le parole di Ed Murrow, desunte dal film "Good night and good luck!".

 

“E' mio desiderio e mio dovere parlare a tutti voi apertamente di ciò che sta accadendo alla radio e alla televisione.E se quello che dico è “responsabile”, allora io solo sono da ritenere responsabile.

La nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia, e se fra cinquanta o cento anni degli storici vedranno le registrazioni settimanali di tutti e tre i nostri network, si ritroveranno di fronte a immagini in bianco e nero o a colori, prova della decadenza, della vacuità e dell’isolamento dalla realtà del mondo in cui viviamo. Al momento attuale siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti. C’è un’allergia insita in noi alle notizie spiacevoli e disturbanti e i nostri mass media riflettono questa tendenza. Ma… se non riconosciamo che la televisione, soprattutto, viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci e isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora si renderà conto di questa realtà quando ormai sarà troppo tardi per rimediare.

 

Ho iniziato dicendo che la storia la facciamo noi: se continueremo così, la storia prima o poi si vendicherà e il castigo non impiegherà molto ad arrivare. Una volta tanto elogiamo l’importanza delle idee e dell’informazione. Sogniamo anche che una qualche domenica sera lo spazio (televisivo) sia occupato da un attento sondaggio sullo stato dell’istruzione in America e che, una o due settimane dopo, lo spazio televisivo sia dedicato ad uno studio approfondito della politica americana in Medio Oriente. Forse l’immagine dei rispettivi sponsor ne risulterebbe danneggiata, forse i loro azionisti si infurierebbero e si lamenterebbero. Che cosa potrebbe succedere, oltre al fatto che qualche milione di persone sarebbe più informato su argomenti che possono determinare il futuro di questo Paese….? A coloro che dicono: << la gente non starebbe a guardare, non sarebbe interessata, è troppo compiaciuta, indifferente e isolata >>, io posso solo rispondere: << ci sono, secondo la mia opinione, delle prove inconfutabili contro questa tesi, ma anche se avessero ragione, che cosa avrebbero da perdere. Perché se avessero ragione e questo strumento (la televisione) non servisse a nulla, se non ad intrattenere, a divertire e a isolare, i suoi effetti positivi si starebbero dissolvendo e presto la nostra battaglia sarebbe perduta >>.  Questo strumento può insegnare, può illuminare…, può anche essere fonte di ispirazione, ma può farlo solo ed esclusivamente se l’essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi, altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola”.

 

 

 

Il flop della scuola italiana: una crisi davvero irreversibile?

 

È triste dover leggere che la scuola italiana versa in uno stato di crisi senza precedenti, collocandosi  tra gli ultimi posti delle classifiche internazionali, al di sotto non solo della grandi nazioni industrializzate europee, ma anche di Paesi coma  Lituania, Slovenia, Croazia, Cina, Hong Long e così via.

 

Il problema, però, è reale ed investe non solo l’aspetto didattico – cognitivo, quanto soprattutto quello etico e comportamentale in cui la scuola ha evidenziato, a nostro avviso, le maggiori lacune,  perdendo, negli ultimi decenni, quella serietà e quella autorevolezza che l’avevano caratterizzata in passato.

Ciò è accaduto non tanto perché la scuola non ha saputo stare al passo con i tempi (questo è vero solo in parte), ma soprattutto perché non è stata capace di imprimere quella spinta morale necessaria che doveva scaturire da una responsabilizzazione reale e forte dell’allievo di fronte alle sue azioni e nell’ambito dei suoi rapporti con compagni ed adulti.

Essa è incorsa, di volta in volta, in due tipi di eccessi: in qualche caso ha evidenziato un’eccessiva rigidità ed un vero e proprio distacco, in tema di rapporti umani, tra docenti ed alunni; in tanti altri casi, invece, ha peccato, forse, di eccessivo buonismo, per non dire lassismo, sterile e fine a se stesso, consentendo, ad esempio, che discipline scolastiche venissero ogni anno trascurate da molti alunni; garantendo la promozione per tutti e cinque gli anni della scuola superiore con due, tre o, nel peggiore dei casi, quattro debiti; tollerando, forse par paura, ma più spesso per inerzia, comportamenti che andavano invece stigmatizzati e sanzionati. Nell’uno e nell’altro caso la scuola ha trasmesso ai giovani il messaggio fuorviante e pericoloso che niente debba essere meritato, anzi che tutto sia loro dovuto.

Spesso, però, i docenti hanno in modo ancora più diretto, assunto comportamenti non professionali e, quindi, non degni della loro funzione. Alcuni, perdendo troppo facilmente la pazienza, si sono spinti fino al punto di inveire contro gli alunni con parole ingiuriose ed umilianti. Altri, non di rado,  dimentichi del loro ruolo di educatori, per motivi il più delle volte banali, sono giunti al punto di criticarsi a vicenda e di scontrarsi, proponendo agli stessi alunni un pessimo esempio.

Riteniamo, ovviamente, che sul piano della gestione delle dinamiche educative della classe nulla sia più miserevole e degradante di questo modo di fare.

Molte volte, però, i docenti, anche quei tanti seri e qualificati su cui la scuola italiana può contare, da un lato, hanno visto il loro ruolo istituzionale progressivamente sbiadirsi, dal punto di vista economico, ma, soprattutto, dal punto di vista professionale e sociale, dall’altro hanno cominciato ormai da tempo ad avvertire il peso di una responsabilità, spesso non compresa e sottovalutata, se non in qualche caso osteggiata, da chi è estraneo al mondo della scuola.

Tuttavia, pur in presenza  di difficoltà così nette ed evidenti, non crediamo che la crisi in cui oggi versa la nostra scuola sia irreversibile. Dei passi avanti, a livello istituzionale e centrale, sono stati compiuti, attraverso l’adozione di provvedimenti legislativi volti a rendere più qualificante il ruolo della scuola e di chi vi opera (si pensi alla riforma degli esami di maturità, alla rimodulazione delle modalità e dei tempi del recupero dei debiti formativi, alle circolari sull’uso dei cellulare in classe, nonché a quelle relative ai doveri ed ai comportamenti degli insegnanti). Questo è senza dubbio un buon viatico e potrebbe contribuire al superamento di questa situazione di stallo in cui versa la nostra scuola, purché sia accompagnato, anzi sorretto e sostenuto, dall’autorevolezza, dalla serietà e dalla professionalità degli insegnanti e dei loro comportamenti.

 

 

                                                                                                         Le  Forche  Caudine 

 

                                                                                                                                                                               

I docenti: chi sono costoro?

 

    ..... Beato te che hai tre mesi all'anno di ferie

    ..... La vostra categoria lavora solo 4 - 5 ore al giorno

    ..... Non sai dialogare con gli altri

    ..... Non sai motivare gli alunni

    ..... Non sai valorizzare gli alunni

    ..... Quello "mi tiene sopra l'occhio"

    ..... Non sei al passo con i tempi

    ..... Corri troppo con il programma

    ..... Non fai mai niente

    ..... Non sai spiegare

    ..... Pensi solo a spiegare

    ..... Vi pagano troppo

    ..... Siete sottopagati

 

    ..... bla  bla  bla....

          E si potrebbe continuare all'infinito.

 

Una categoria spesso malvista, quella dei docenti, a cui si rimprovera tutto e il contrario di tutto, per colpa della disinformazione, ma qualche volta, è giusto dirlo, anche per colpa di coloro che tale categoria rappresentano.

 

Eppure, gli insegnanti (non importa quale sia il grado e l'ordine di scuola) sono in genere 

 (salvo eccezioni, a mio avviso, rare) sempre lì, al loro posto, a "battagliare" , anche se con certosina pazienza, qualche volta a sgridare, qualche volta a sollecitare e ad incoraggiare. Sono il più delle volte pronti anche a barcamenarsi tra mille difficoltà, spesso strutturali e logistiche, pur di portare avanti il loro lavoro.

 

Essi devono concentrare in un'unica persona professioni e ruoli diversi che vanno dall' insegnante al padre, dal missionario al consigliere e  allo psicologo. Gli insegnanti spesso sono tutto questo nello stesso momento e nella stessa circostanza, anche se non sanno o non si accorgono di esserlo (magari è proprio questo che rende più interessante la loro professione).

 

 

Eh già ! E' un mestiere non facile quello degli insegnanti, anzi gravoso, ma, a nostro avviso, sempre piacevole e coinvolgente al punto che, alle volte, ci si dimentica dei problemi per apprezzare i brevi momenti di gioia e le piccole, ma non per questo insignificanti, soddisfazioni che la scuola, per fortuna, di tanto in tanto loro procura.

                         

                                                                                                                                                                                                                            Le Forche Caudine  

 

 

IL  PERSONAGGIO

 

Claudio: l’imperatore rivalutato dalla storiografia moderna

 

 

claudio 1

 

Il 24 gennaio del 41 d.C., durante le feste augustali, dopo tre anni, dieci mesi e otto giorni, venne ucciso Caligola, l’imperatore forse più pazzo, che la storia romana ricordi. Morì per mano del tribuno dei pretoriani Cassio Cherea, che l’imperatore era solito schernire ed insultare, e di Cornelio Sabino. Il primo lo colpì alla testa con una spada, l’altro al petto. L’opera venne “completata” da altri congiurati, tra cui alcuni senatori e cavalieri. Come ripercorrendo il film della uccisione di Cesare, i congiurati felici per il successo di questa terza congiura contro il dominus della politica romana, gridarono per le strade dell’ urbe:“Roma libera, Roma libera”. All’inizio, avvezzo alle folli stranezze di Caligola, i Romani ne accolsero l’annuncio della morte senza alcuna reazione, credendo che non fosse veritiero e che lo stesso imperatore avesse diffuso ad arte quella notizia per poi uccidere tutti coloro che avessero esultato.

 

Salì, dunque, al potere Claudio, o meglio Tiberio Claudio Nerone, fratello di Germanico e, quindi,  zio dell’imperatore ucciso. Egli governò Roma dal 41 al 54 d.C. .

 

Raccolta un’eredità difficile, ulteriormente aggravata dalla crisi economica provocata dalle folli spese del suo predecessore, Claudio  cercò di attuare fin dall’inizio del suo principato una politica volta a restaurare l’equilibrio istituzionale e sociale che aveva già caratterizzato il periodo augusteo, In tale direzione andava, dunque, il tentativo, da lui intrapreso di avviare una proficua collaborazione con il Senato ed un’attività diplomatica anche nei confronti dell’esercito. Tuttavia, non riuscì nel suo intento soprattutto, ma non solo, a causa delle sempre crescenti ostilità e diffidenze del Senato romano.

 

Per questa ragione, abbandonando l’iniziale suo progetto politico, mirò a consolidare l’appoggio dell’esercito e conferì alla sua azione politica un aspetto dispotico e tirannico. Dette vita ad una efficiente burocrazia di corte, tenuta in piedi da un ampio numero di liberti e volle estendere la cittadinanza ed il rango senatorio a molti abitanti delle province, rendendo il senato un organismo sempre più “universale” e sempre meno italico. Questo provvedimento era anche dettato dal progetto di Claudio indebolire, di fatto, il potere della classe aristocratica, per favorire la burocrazia imperiale da lui creata.

Attraverso un’accorta politica economica, riuscì a risanare in parte le finanze, dissestate dal suo predecessore. Questo risanamento consente a Claudio di realizzare diverse opere pubbliche, come la costruzione di un acquedotto, già avviata sotto Caligola, e l’ampliamento del porto di Ostia.

 

Sul piano politico – militare, a questo imperatore va attribuita anche la conquista di nuove regioni, come la Mauritania, nel 42 d.C., la Britannia, nel 43 d.C., la Giudea, nel 44 d.C., con la conseguente creazione di nuove province, quali la Tracia, la Giudea, la Licia e la Mauritania.

 

Tuttavia, i risultati politici vennero rapidamente offuscati dagli scandali e dalla corruzione di corte, che videro coinvolte anche personalità della famiglia imperiale. Ad esempio, Claudio, irretito dai liberti che costituivano un elemento importante della potente burocrazia imperiale, fece condannare a morte la sua prima moglie Messalina. Successivamente, prese in moglie Agrippina, sorella del defunto Caligola, vedova e madre di Lucio Domizio Nerone.

Proprio questa donna fu la causa della sua morte. Infatti, ella, dopo indebolito l’influenza dei liberti coinvolti da Claudio alle più alte cariche, e dopo aver persuaso il marito a designare come suo successore proprio il figlio Nerone, lo avvelenò, accelerando, così, la proclamazione del figlio Nerone da parte dei pretoriani.

  

 

                                                                                                                                                                                                              Le Forche Caudine    

 

DAL PROSSIMO NUMERO NUOVI SPAZI !!

 

 

Il nostro giornalino web è nato prevalentemente per esternare le nostre modeste riflessioni critiche, nel bene o nel male, sulle vicende politiche del nostro Paese, e, perché no, sulla politica della nostra bella regione Campania e della cittadina da cui vi scriviamo, Eboli.

Tuttavia, leggendo il primo numero lanciato nella rete venerdì scorso, ci siamo accorti della totale assenza di alcune tematiche importanti e che potrebbero risultare interessanti, quali la musica, lo spettacolo, il cinema, la lettura.

Abbiamo inserito, già in questo numero, uno spazio riservato ad un personaggio storico famoso.

Abbiamo pensato, inoltre, ad altre due rubrichette: una inerente, a rotazione, ad un argomento di musica, di spettacolo e di cinema ed una dedicata alla lettura.

L’idea era quella di partire già da questo numero, ma per motivi di tempo, legati al lavoro, non siamo riusciti a realizzarle.

                                                                           Buona lettura, e buon fine settimana.